Elezioni amministrative, dopo la sconfitta ora la Lega è rottura con Berlusconi

berlusconi, bersani, bossi, elezioni, crisi, governoSilvio Berlusconi aveva parlato di “test politico per il governo” e adesso è costretto ad ammettere la sconfitta alle elezioni amministrative: il presidente si dice “sorpreso e amareggiato”. Ma il dato di Milano, dove si andrà al ballottaggio ma Giuliano Pisapia è davanti a Letizia Moratti, evidenzia la crisi non solo del Pdl ma anche della Lega, che crolla in casa propria.

La Lega commenta il risultato delle urne e sembra il prologo al “divorzio” con il premier. E’ nitido il disappunto per Milano e chiede una «riflessione» all’alleato di governo. Perchè, è in estrema sintesi l’analisi che circola a via Bellerio, se il Carroccio deve incassare lo smacco di Milano, è proprio a causa delle scelte di Silvio Berlusconi e dei suoi. Resta ufficialmente in silenzio Umberto Bossi. Ma dalla stanza di via Bellerio dove è chiuso per l’attesa e poi l’analisi dei risultati, trapela la sua sorpresa e anche la rabbia per i numeri incassati dalla coalizione di centrodestra. Anche perchè a Milano il Carroccio registra un -3% rispetto alle politiche del 2008, ma deve soprattutto digerire un inatteso ballottaggio con una candidata, Letizia Moratti, che fino all’ultimo si era chiesto a Berlusconi di cambiare. Quello di Milano è un voto «anomalo, perchè pensare che la città vada in mano agli estremisti non è mai successo», afferma alle 22.30 in conferenza stampa il viceministro Roberto Castelli. E invoca la necessità di «riflettere» in vista del ballottaggio. Poi puntualizza: «In questo momento distinguiamo il voto in due parti: Milano, dove non è certo positivo per il sindaco, e il resto della Padania, dove la Lega sta registrando un aumento di voti».

I dati di Milano, del resto, sembrano penalizzare non solo la Moratti, ma la stessa Lega. La lista del Carroccio passa infatti dal 3,8% del 2006 al 9,5%. Ma perde quasi tre punti rispetto alle politiche del 2008, quando aveva raggiunto il 12,3%. Il tracollo, certo, lo registra il Pdl, che nel 2006 sommando i voti di Fi e An arrivava da solo al 40,8% e oggi si ferma al 28,9% (alle politiche era al 36,9%). Ma quello che da via Bellerio si rimprovera all’alleato è di aver trascinato giù anche la Lega, almeno a Milano. Mentre altrove nel Nord i primi dati, dicono dalla sede dei lumbard, consegnano a Bossi un rafforzamento delle sue liste.

Con buoni risultati anche in alcune città dove si è scelto di andare soli, come a Gallarate (si prospetta un ballottaggio col Pdl). «È innegabile che qualcuno dei nostri a Milano abbia dato un voto disgiunto», ammette il leghista Davide Boni. Perchè quel candidato sindaco, al Carroccio, non era mai andato giù. Lungo è stato il braccio di ferro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, che non voleva concedere alla signora Moratti la ricandidatura. E che ancora la scorsa settimana bocciava senza mezzi termini l’attacco finale da lei sferrato a Pisapia. Ma oggi non si può che incassare la sconfitta milanese.

«Almeno lo scudetto l’abbiamo vinto», è il commento sconsolato consegnato da Roberto Maroni ai suoi collaboratori a microfoni spenti, al termine della conferenza istituzionale al ministero dell’Interno. Mentre a microfoni accesi l’ex sindaco sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini, dice chiaro e tondo: «Bossi deve prendere coscienza che i tempi stanno cambiando».

«Io credo che la riflessione complessiva sia che il governo dovrà essere ancora più determinato sul capitolo delle riforme», afferma invece Roberto Calderoli. Con una frase che sembra anticipare l’intenzione di passare all’incasso presso l’alleato, per ottenere un’azione di governo più vicina alla linea della Lega. Ad ogni modo, una resa dei conti all’interno della maggioranza sarà inevitabile. Anche perchè il malcontento della base inizia a trapelare. E da Facebook i militanti se la prendono con Berlusconi e con la Moratti, ancora lei: «Io da leghista l’avrei votata non con il naso tappato, ma con la tuta che si usa per le epidemie di ebola in Africa».

«Vinciamo noi e perdono loro». Pier Luigi Bersani ha fatto sfoggio del suo miglior pragmatismo di fronte al flusso di dati che arrivava dalle città. Il segretario del Pd ha potuto gonfiare il petto grazie agli esiti delle prime sfide di Milano (soprattutto) e poi da Torino e Bologna, esaltando «la nostra capacità a predisporre un’offerta di toni e programmi serena». Perchè, il leader dem l’ha detto subito, «l’unico estremista è stato Berlusconi». Al Nazareno, con soddisfazione, hanno iniziato quasi subito a festeggiare il ballottaggio di Pisapia, la vittoria al primo turno di Fassino e poi di Merola trovando persino qualche spiraglio positivo a Napoli: «Il centrosinistra è più forte del centrodestra».

Il Terzo Polo canta vittoria per il risultato di Milano, si candida al ruolo dell’ago della bilancia in vista dei ballottaggi 
ma, nel complesso, il primo esperimento elettorale dell’alleanza che si pone come progetto alternativo al bipolarismo non sembra dare i risultati sperati. Il Terzo Polo ha portato a casa, nelle grandi città, percentuali che si aggirano intorno al 5%, fatta eccezione per Napoli dove Raimondo Pasquino ha sfiorato per un pelo la soglia del 10%. Sono risultati, assicurano nelle sedi di partito, che se proiettati a livello nazionale possono portare altri 3 o 4 punti in più, e consentire quel risultato necessario per poter considerare vincente la scommessa del progetto terzopolista.

Pier Ferdinando Casini spiega che le decisioni verranno prese con i leader dei partiti che sono nell’alleanza, e quindi con Fini e non con Urso, ma si guarda bene da dare indicazioni di voto. «Non faremo sconti a nessuno», assicura, e «daremo il nostro sostegno solo nei casi in cui ci siano candidati doc, con i requisiti della certificazione di qualità». Altrimenti ci sarà libertà di voto. «Berlusconi ha voluto trasformare le elezioni amministrative in un referendum e lo ha perso» è il dato che il leader dell’Udc.

Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno la sommatoria dei partiti a sostegno di Pisapia si attesta al 47,26 per cento delle preferenze (per un totale di 281.494 voti), mentre quella a sostegno di Letizia Moratti si attesta al 43,28 per cento (257.777 voti). Il terzo polo che sosteneva Palmeri ha ottenuto il 4,58 per cento, e la coalizione di due partiti a sostegno di Giancarlo Pagliarini ha ottenuto lo 0,5%.

Fonte: Blog Taormina

Elezioni amministrative, dopo la sconfitta ora la Lega è rottura con Berlusconiultima modifica: 2011-05-17T18:34:00+00:00da netslash2010
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