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13/05/2012

«Chi teme Dio e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto»

salvezza, dio, signore, gesù, pietro, apostoli+ Dagli Atti degli Apostoli (At 10,25-27.34-35.44-48)
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: "Alzati: anch'io sono un uomo!". Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro: "In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto".
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: "Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?". E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Riflessione:
Salve a tutti fratelli e pace a voi nel Signore Gesù Cristo! La liturgia di oggi ci propone come prima lettura questo brano degli Atti degli Apostoli. Per comprenderlo al meglio c'è da fare una piccola premessa. Subito dopo l'Ascensione di nostro Signore e l'effusione dello Spirito Santo, come sappiamo, cominciò la missione degli apostoli che era quella di predicare la parola di Gesù, battezzando coloro che si convertivano nel suo nome. Tale opera partì proprio da Gerusalemme (la città nella quale il Cristo era morto e risorto) e cominciò ad espandersi per i territori di Israele e, di conseguenza, i primi fedeli erano persone di religione ebraica, che credevano in Jahvè ed erano circoncisi a motivo di tale fede.
Però, man mano che la Parola si diffondeva, gli apostoli cominciarono ad annunciare il Vangelo anche ai pagani (basti leggere il battesimo dell'etiope eunuco o il Vangelo annunciato ai pagani), tanto che tra i fratelli di origine ebraica si chiedeva se fosse giusto che anche persone non circoncise potessero essere battezzate nel nome di Gesù (Atti 15,1-4). 
Le parole di Pietro in questo brano, le quali fanno seguito ad un'ispirazione mediante la grazia dello Spirito Santo, non fanno altro che spazzare via ogni dubbio riguardo la questione. È vero che lo stesso Dio che gli apostoli predicavano era quello che precedentemente si era manifestato a Mosè e ai patriarchi di Israele, e proprio Dio, per mantenere la fedeltà verso il popolo prescelto, aveva permesso che suo Figlio Unigenito nascesse proprio in mezzo a tale popolo. Però, come emerge del resto anche nell'Antico Testamento (Salmi 21:28-29, Salmi 66:1-10, Salmi 71:17, ecc...) - ossia prima della nascita di Gesù - tale legame non è esclusivamente riservato ad Israele, anzi Dio vuole la salvezza e la conversione di ogni popolo della terra.
Ciò ci deve far rallegrare, in quanto possiamo essere certi che il Signore ci ama tutti incondizionatamente, a prescindere dal sesso, razza, caratteristiche fisiche o da qualsiasi cosa possa renderci diverso gli uni dagli altri! Il popolo ebraico è stato prescelto e privilegiato rispetto alle altre popolazioni in quanto è stato il primo a vedere la Salvezza, ovvero Gesù Cristo che, con le sue opere ed i suoi insegnamenti, ha dato compimento alle parole riferite da Dio e proclamate dai suoi profeti nel mezzo di Israele. E fu il Cristo stesso a dire (e per questo Pietro con il suo parlare non ha fatto altro che rispettare ed operare secondo la sua parola):

"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28,19-20)
 

Vedi anche: Dio non fa preferenze di persone

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10/03/2012

Ecco la strategia: staccare i fedeli dalla Chiesa Cattolica

chiesa,papa,gesù, ateismoDopo vent’anni di attacchi diretti alla fede da parte di Odifreddi & amici, il Paese è rimasto fortemente cattolico e religioso. Urge quindi un cambiamento di piano, ed è più complesso: lo ha mostrato Corrado Augias, invitato qualche settimana fa da Gianluigi Nuzzi nel suo programma televisivo “Gli Intoccabili” per commentare le parole del famoso presunto “corvo” del Vaticano. Sorprendentemente il furioso laicista ha dichiarato più o meno così: «bisogna distinguere le cose: la Chiesa del potere e quella dei fedeli, che fa tantissimo bene alla società». Per chi conosce Augias, è una clamorosa novità.

L’intenzione nascosta è quella di staccare i fedeli dalla Chiesa, farli vergognare di essa, demoralizzare l’appartenenza alla comunità ecclesiale, aggredire mediaticamente i movimenti ecclesiali (Opus Dei, CL, Legionari ecc…) a moti alternati, inducendo così una fede personale, individualizzata e quindi più debole. Protestantizzare i cattolici, in poche parole. A “loro” conviene: da una parte è una fede facile da (far) abbandonare (si genera inevitabilmente un lento scivolamento verso il nichilismo e l’agnosticismo, oggi, ad esempio1 pastore protestante su 6 è ateo, pensate i fedeli!) e soprattutto completamente assente dalla vita pubblica e innocua su tematiche bioetiche, anzi “adulta” e quindi addirittura favorevole al pensiero radicale e progressista (che governa il potere mediatico) e contrario a quello della Chiesa. Non è complottismo, ma pare davvero essere quel che sta sotto all’opprimente anticlericalità a cui assistiamo oggi (incredibile spazio mediatico ai teologi dissidenti; bufale anticlericali; gonfiamento del caso pedofilia; appositi fraintendimenti delle parole del Papa; sproporzionate campagne contro ICI, 8×1000, IOR; esaltazione di ogni dissidio interno al Vaticano, moralizzazione continua sul fatto che il Vaticano agirebbe contro Gesù e il Vangelo ecc.).

Occorre dire che la tattica è efficace, almeno secondo la fotografia scattata dalla quarta indagine sui valori degli europei, i cui risultati sono contenuti nel volume «Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova» (Vita e Pensiero 2011) curato dal sociologo Giancarlo Rovati. Il 78% della popolazione italiana maggiorenne – si legge – si riconosce nellafede cattolica e soltanto due italiani su cento si professano di altra religione (3% in meno rispetto a dieci anni fa). Un dato molto alto, ma le contraddizioni cominciano sui temi dottrinali, etici e morali legati alla fede cattolica. Solo il20,1% risponde affermativamente all’esistenza di una sola religione vera, quella cattolica. Ad essi si aggiunge un 26%il quale ritiene che «anche le altre religioni contengono elementi di verità». Per un 40,6% «non c’è una sola religione vera, ma tutte le grandi religioni contengono alcune verità fondamentali». Si capiscono meglio ora i continui richiami contro il relativismo del Pontefice?

Crescono in dieci anni coloro che affermano di essere religiosi (dall’82,5% all’84,2%), tra chi si dichiara praticante si arriva al 75,5%. Nel paradiso tra i praticanti però ci credono il 70,5% e nell’inferno il 58,3%, mentre tra chi si dice semplicemente religioso scendiamo al 60,6% e al 49,7%. Vi è addirittura un 17,1% di praticanti che crede nella reincarnazione! Gli autori non tirano però conclusioni affrettate: «Questo processo»– si sottolinea nella ricerca – «non porta necessariamente a posizioni di individualismo in campo religioso, né sta portando a una progressiva irrilevanza della dimensione religiosa, ma a un diverso modo di rapportarsi a essa. Basti pensare che, nonostante si registri un calo in percentuale negli ultimi dieci anni su molti indicatori di religiosità istituzionale, non risulta diminuire l’importanza che le persone danno alla religione nella propria vita (il 71% dice “molto” o “abbastanza” importante)». Non c’è nessuna secolarizzazione in atto, sottolineano, e «la partecipazione alle funzioni religiose negli ultimi quarant’anni è pressochè stabile, oscillando attorno al 30%».

Il processo crescente di individualizzazione del credere è però evidente e, come abbiamo affermato all’inizio è la strategia portata avanti dagli avversari della fede religiosa. Per ora, dicono i ricercatori, questo «non coincide con un generale deprezzamento dei valori religiosi, spirituali e morali». Ci piace l’ottimismo di “Avvenire”secondo cui questo è il terreno da cui ripartire per una nuova evangelizzazione, che però riavvicini le persone non tanto ad una fede individuale, ma alla Chiesa cattolica.

Luca Pavani

Articolo tratto da: UCCR

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23/10/2011

Vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio

paolo, spirito santo, gesù, dio, signore, Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 1,5c-10)
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene.

Riflessione:
Buona domenica, fratelli, e che la pace sia con voi! Questo passo della seconda lettura odierna, tratto dalla prima lettera scritta da San Paolo per il popolo di Tessalonica, a primo impatto può sembrare abbastanza povera di significato per noi, a più di 1900 anni di distanza da quella comunità cristiana che stava fiorendo ed espandendosi sempre più, per la gioia di Paolo.
Invece per trarne un messaggio positivo per noi, mi sembra opportuno inquadrare il contesto storico-politico nel quale tutto ciò accadeva: siamo nei primi decenni dopo la morte e resurrezione di Gesù, e la predicazione degli apostoli, dopo l'effusione dello Spirito Santo, era arrivata anche nelle regioni balcaniche, anch'esse, così come buona parte del Medio-Oriente, in mano ai Romani. Questi ultimi, oltre ad essere politeisti, non vedevano certamente di buon occhio questa comunità cristiana che cresceva sempre più, temendo rivolte popolari contro il potere dell'impero, e spesso i seguaci di Cristo erano vittime di violenze e di umiliazioni, anche perché, in un certo senso, per il loro modo di riunirsi, di pregare e di ricordare insieme le opere di Gesù erano considerati dei "diversi".
Detto questo, appare più chiara e giustificata l'immensa felicità di Paolo nel rivolgersi a quella comunità, perché vede nell'impossibile, di una situazione poco confortante e favorevole, l'opera del Signore che guida questi uomini e permette, attraverso prodigi e opere di comunione, il diffondersi incessante della sua Parola e una crescita esponenziale del suo popolo santo.
Preghiamo affinché anche noi, nelle situazioni in cui ci sembra impossibile operare nel modo in cui ci ha insegnato Gesù, riusciamo a farci guidare da Dio e troviamo la forza di superare tutti gli ostacoli che verranno messi sul nostro cammino, fino al giorno in cui Egli finalmente tornerà sulla Terra e porrà fine alle sofferenze e alle ingiustizie che tuttora possiamo riscontrare nel mondo che ci circonda.

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30/05/2011

Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo

spirito santo, dio, gesù, cristo, apostoli, signore+ Dagli Atti degli Apostoli (At 8,5-8.14-17)
In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. 
Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Riflessione:
Salve fratelli carissimi! Il passo di cui ora vi parlerò è la prima lettura della liturgia di ieri, domenica 29 Maggio 2011, ed è tratto dal libro degli Atti degli Apostoli.
Esso è strettamente legato al passo della scorsa domenica (
Nessuno viene al padre se non per mezzo di me), nel quale, tra le tante cose, ricordiamo che Gesù aveva detto:

"In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste" 

e infatti possiamo osservare che anche Filippo, in questo caso, e gli apostoli - e gli stessi santi nel corso dei secoli -, in altri passi (basta leggere questi At 3,1-8At 14,8-11At 20,7-12 tanto per citarne alcuni), compivano le stesse opere che compiva nostro Signore Gesù Cristo, se non pure di più grandi.
Ma un elemento che risalta da questo passo è sicuramente l'importanza dello Spirito Santo: Egli è una presenza costante al fianco degli apostoli - consigliava (At 13,2), ispirava (At 4,8) , testimoniava (At 5,32) e ammaestrava (At 21,11)  -, è un dono indispensabile per fare la volontà di Dio ed annunciare al mondo gli insegnamenti ed i segni operati da Gesù Cristo.
Proprio dal Nazareno stesso fu preannunciata la sua venuta (Gv 14,25-27Gv 14,16-17Gv 15,26-27Gv 16,7-8) ed anche per gli apostoli stessi ricevere lo Spirito era essenziale:

"E Pietro disse: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo" (At 2,38) 

ed anche nel passo soprastante "essi (Pietro e Giovanni) pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù". 
Ciò per sottolineare quanto sia i primi cristiani che la Chiesa di oggi siano al servizio dello Spirito Santo, che guida tutti noi credenti e ci consola nei momenti difficili, in quei momenti in cui ci sembra impossibile per le nostre capacità amare il prossimo come ci ha amato Gesù.

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14/02/2011

Una sapienza che non è di questo mondo

spiritp.jpgDalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 2,6-10)
Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma, come sta scritto:
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano». 
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Riflessione:
Salve fratelli cari e pace a voi tutti! Questo passo proposto come seconda lettura nella liturgia di questa domenica ricalca un po' uno dei temi di qualche domenica fa (Chi si vanta, si vanti nel Signore) - anche perché è tratta dalla stessa lettera scritta dall'apostolo Paolo per la comunità di Corinto - ci rinnova l'invito all'umiltà, perché solo al Signore nostro Dio dobbiamo rendere grazie per qualsiasi cosa noi possediamo o di qualsiasi talento che scopriamo di avere. La sapienza che è di questo mondo, che esula dal contesto di Dio e cerca di trovare il proprio merito altrove o da fonti non meglio precisate, è fine a sé stessa e viene ridotta al nulla (Lc 14,8-11). 
Una persona sapiente o un'ignorante, una persona istruita o un'analfabeta, se vivono lontani da Dio non fanno forse tutti la stessa triste fine?
La sapienza vera e propria è accogliere il mistero di Dio, non fermarsi mai nel cammino verso di Lui, meditando continuamente la sua Parola, che giorno dopo giorno ci fa comprendere sempre di più quello che a Lui piace e che ci serve per vivere al meglio in questo mondo (Pr 30,1-6), carico di insidie e di sofferenze.
Perfino le persone che magari nella fede sono state più avanti di noi come i santi quando erano in vita potevano comprendere a pieno l'operato e l'essenza di Dio (1G 3,19-20); ciò potremo farlo solo quando saremo al suo cospetto, alla fine di questa vita terrena, nella gloria eterna che nostro Signore ha riservato a tutti coloro che credono in Lui.
Nel frattempo, continuiamo ad amare, senza mai stancarci, e affidiamoci al sostegno del Consolatore, lo Spirito Santo, Colui che conosce le profondità di Dio e ci guida, affinché possiamo rimanere in Gesù Cristo: qualsiasi dubbio, qualsiasi incertezza, qualsiasi preoccupazione non teniamocela dentro, ma bensì invochiamo il suo aiuto, ed Egli, allo stesso modo in cui ha portato via il peccato da noi attraverso la croce, così ce ne libererà (Gv 14,26-27).

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18/01/2011

Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo

BATTESIMO GESU.jpg

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Riflessione:
Salve a tutti i fratelli, la pace del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi! Nel Vangelo di domenica scorsa abbiamo ascoltato un passo che si collega al Vangelo di una settimana fa (Manifestazione del Signore), in cui si narrava del battesimo di Gesù e durante il quale è avvenuta la manifestazione piena di Dio (Mt 3,16-17), Padre, Figlio e Spirito Santo. 
In questo passo, Giovanni il Battista è ancora più esplicito nell'affermare chi è la persona a cui si riferiva quando diceva: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo» (Gv 1,26-27), il Messia che tutto Israele (e non solo) aspettava da tempo. Qui egli dà una testimonianza chiara, una testimonianza che viene da Dio, lo stesso Dio che lo ha mandato a battezzare e a preparare la strada per la venuta del Salvatore del mondo. 
Egli venne per donarci lo Spirito Santo e per purificarci dai peccati, portandoli con sé sulla croce nonostante fosse innocente; ma dare la sua vita per noi non è stato un sacrificio per Gesù Cristo, che la offre volontariamente, nessuno gliela toglie, ed ha il potere di prendersela di nuovo (Gv 10,17-18). E' un atto d'amore! Un puro e semplice atto d'amore nei nostri confronti, per dimostrarci fino a quanto si può amare!
Che Dio sarebbe stato se, invece di mostrarsi nell'umiltà donando tutto sé stesso per noi, sarebbe sceso dall'Alto nella potenza e nella gloria, giudicandoci e punendo coloro che avevano macchiato col peccato la loro esistenza? Un Dio spietato aggiungerei io. Giusto, ma spietato. Invece nostro Signore Gesù Cristo ci ha dimostrato ancora una volta che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri (Is 55,8) e che Egli è grande nell'amore (Sl 102,8), più di quanto noi riusciamo ad esserlo con la persona che amiamo di più su questa terra.
Ma ciò non significa che Egli non mostrerà mai il suo lato potente e glorioso! Anzi, sicuramente tornerà per giudicare i vivi e i morti, e renderà ad ognuno secondo le proprie opere (Ap 2,23). Quindi, fino ad allora perseveriamo nell'amore verso gli altri come Gesù ci ha insegnato, senza allontanarci da Lui a causa delle tentazioni di questa vita, e il suo amore ci accompagnerà sempre! E non ci sarà difficoltà che non potremo superare con l'aiuto dello Spirito Santo.

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09/01/2011

Dio non fa preferenze di persone

GESU' CRISTO DISCORSO MONTAGNA.jpg+ Dagli Atti degli Apostoli (At 10,34-38)
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: "In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui".

Riflessione:
Pace a voi, fratelli! La liturgia di oggi, giornata in cui la Chiesa ricorda il battesimo di nostro Signore Gesù Cristo, ci propone come seconda lettura questo estratto dal libro degli Atti degli Apostoli. In esso c'è un lieto annuncio per cui dobbiamo rallegrarci: la salvezza di Dio è per tutti gli uomini! Infatti, il Signore non fa preferenze tra uomo e uomo, per Lui non c'è bello o brutto, non c'è bianco o nero, non c'è simpatico o antipatico!
Gesù NON è venuto a salvare un solo popolo o ad una sola razza, ma vuole che tutti i popoli siano salvi e liberi dal peccato, avendoli portato portato i peccati di tutti con sé sulla croce. E' vero che dai primi tempi Dio si è fatto conoscere al popolo d'Israele, stipulando alleanze e promesse con esso (Gn 22,15-18, Es 33,1), ed è proprio facendo nascere il suo Figlio unigenito a Betlemme di Giudea che Egli è rimasto fedele alla sua alleanza; ma Gesù, già per le opere che ha compiuto, ha dimostrato che Dio non ha fatto della salvezza una cosa privata (basti pensare alla guarigione del centurione romano in Mt 8,5-12) ma ha invitato i suoi apostoli ad annunciare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra (Mt 28,19-20).
Quindi, fratelli, abbiamo un motivo in più per gioire, in un mondo in cui molto spesso vige la parzialità, in cui vanno avanti solo i raccomandati e fanno carriera solo le persone di bell'aspetto: Dio non opera così! Non ha preferenze o simpatie, ma ama e vuole liberare tutti gli uomini dal male! Chiunque si accosti a lui e alla sua famiglia, quale è la Chiesa, è (e deve essere) ben accetto e accolto con affetto.
Preghiamo affinché possiamo mettere sempre più incarnare i seguenti inviti, fatti da Gesù:

"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri»." (Giovanni 13, 34-35)

"Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso." (Luca 6, 27-32)

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02/01/2011

Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi

gesù.jpg+ Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 1,3-6.15-18)
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. 
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

Riflessione:
Salve fratelli, buon 2011 e che la pace di nostro Signore Gesù Cristo vi possa accompagnare sempre in questo nuovo anno! Questo passo della liturgia di oggi, tratto dalla lettera scritta dall'apostolo Paolo per i fratelli di Efeso, è una vera e propria esplosione di gioia. Gioia nei confronti di Dio Padre, che ci benedice in Cristo, e continua a farlo oggi, donandoci il suo amore e il sostegno giorno dopo giorno. Non siamo noi che abbiamo scelto di credere in Lui, ma è bensì Egli stesso ad averci scelti prima che noi venissimo al mondo e prima che quest'ultimo stesso fosse creato!
Questa gioia, quindi, si estende ad ogni vita umana: per lui non siamo degli essere inutili, da cui vuole essere solo servito e riverito, anzi, ci chiama tutti a partecipare alla sua gloria (Mt 28,19-20) facendoci diventare suoi figli attraverso suo figlio unigenito Gesù, fatto della sua stessa sostanza, che si è incarnato tra noi (Lc 1,28-33 e Mt 1,23) ed è quindi divenuto nostro fratello.
Quindi questo non deve far altro che farci apprezzare ancora di più il dono della vita che ci è stato fatto e non dobbiamo inquinarla sia dal punto di vista fisico che quello interiore, comportandoci in modo tale da non inquinare il nostro spirito (vedi Ga 5:16-23), visto che il nostro corpo, dal battesimo, è divenuto tempio dello Spirito Santo. Tutto ciò non deve scoraggiarci, non dobbiamo sentirci indegni di fronte a questa responsabilità! Anzi, ci deve far prendere sempre più consapevolezza del grande amore che Dio ha nei nostri confronti e prepariamoci momento per momento al dono della Vita eterna, ricordando le parole che ci disse il Salvatore del mondo prima di ascendere al cielo:

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via» (Giovanni 14, 1-4)

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26/12/2010

Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell'amore

Sacra famiglia.jpgDalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (Col 3,12-21)
Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

Riflessione:
Fratelli, questo brano dell'apostolo Paolo che la liturgia di oggi, domenica in cui si celebra la Santa Famiglia, ci propone come seconda lettura ci offre degli spunti su come comportarsi in situazioni pratiche della vita di ogni giorno e specie nell'ambito familiare. Innanzitutto, ci viene fatto l'invito ad essere docili e pazienti nei confronti degli altri, ed essere sempre disposti al perdono, allo stesso modo in cui nostro Signore Gesù Cristo ci ha perdonato per le nostre colpe.
Da qui appare evidente come occorre armarsi di carità e amore, perché solo vivendo questo sentimento possiamo mettere in pratica queste esortazioni. Oltretutto, facendo questo, ringraziamo Dio e cantiamo a Lui salmi, preghiere con la gioia nel cuore, con la consapevolezza che Lui ci ama e ci guida sempre, specialmente quando operiamo il bene è per suo merito, perché in quel caso facciamo sì che possiamo essere degni strumenti nelle sue mani.
Infine, l'ultima esortazione è nei confronti di mogli, mariti, figli e padri, affinché tutti si comportino in maniera amorevole e nel rispetto dei ruoli all'interno della famiglia. Ciò può sembrare una contraddizione con ciò che dice Gesù nel Vangelo di Matteo:
"Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me" (Mt 10,37)

Attenzione, qui Gesù non ci dice che dobbiamo odiare padre, madre o figli, ma ci dice solamente che amando e donandosi a loro e alle persone a noi care, dobbiamo tenere Lui, il Salvatore del mondo, sempre nel nostro cuore, amandolo più di ogni altra cosa! Allo stesso modo in cui fece Stefano, santo martire e che viene celebrato dalla Chiesa nella giornata di oggi, giorno così vicino al Natale proprio per il fatto che fu il primo ad essere ucciso per la fede in Cristo:

(Stefano disse:) "O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'avete osservata».
All'udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.
Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio». Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì." (Atti 7,51-60 e vedi anche Stefano il primo martire).

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25/12/2010

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

nascita.jpg+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Riflessione:
Salve a tutti, fratelli! Vi auguro di trascorrere un felicissimo Natale e che la grazia e la pace di nostro Signore Gesù Cristo possa accompagnarvi sempre! Questo passo, prologo del Vangelo di Giovanni (il discepolo che Egli amava), è uno di quei passi che meglio riassume la storia della salvezza e la venuta di Cristo sulla Terra, e su quale passo migliore di questo ci si potrebbe soffermare a Natale, giorno in cui si celebra il ricordo della nascita, dell'incarnazione del Dio-con-noi, Gesù, avvenuta un'unica volta nella storia del mondo, ma che ogni anno ricordiamo perché è proprio grazie ad essa che anche noi possiamo essere chiamati figli di Dio.
Che Gesù è Dio ce lo dice lo stesso evangelista nel primo versetto, dicendo "il Verbo era Dio", ed è stato generato dal Padre prima di tutti i secoli, per questo dice: "Egli era, in principio, presso Dio", e non era una sua semplice creatura, anzi, era fatto della sua stessa sostanza ed è stato partecipe della creazione di ogni cosa ("tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste") ed è venuto al mondo per donarci la vita (Gv 14,6) che è luce e ha sconfitto le tenebre (il male) che imperavano nel mondo, ricordandoci che anche noi tutti, se viviamo per Lui con Lui ed in Lui, possiamo sconfiggerle ogni giorno! 
Anche l'evangelista Giovanni, così come abbiamo visto qualche settimana fa con Matteo (Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino), ci ricorda la figura di Giovanni il Battista, che è stato l'ultimo in ordine di tempo ad annunciare e dare testimonianza alla Luce vera che stava per venire; ma, nonostante le innumerevoli grandi opere che aveva compiuto tra di noi, molti non l'hanno riconosciuto e ancora oggi lo rifiutano e preferiscono rimpiazzarlo con Babbo Natale oppure il politico, il campione sportivo, la star televisiva di turno oppure con lo stesso proprio ego. Ma questi personaggi che vogliono sostituire Gesù non sono altro che una pessima copia, che prima o poi deludono e che certamente non ti sostengono giorno dopo giorno, promettendoti la Vita e la gloria eterna!
Da quest'ultima cosa si comprende ancor di più quale ricchezza sia poter leggere e meditare la Sacra Scrittura... Quanto è attuale! Non si è fermata a migliaia di anni fa, quando magari la cultura e gli strumenti a disposizione dell'umanità erano differenti, ma rivive oggi più di prima!! Quanta sapienza ci viene donata gratuitamente, a partire da Mosè fino ad arrivare a tutti i grandi profeti, le cui opere e gli insegnamenti erano in vista del Messia che doveva venire, e da Egli, Gesù Cristo, sono stati portati a compimento.
Egli si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi: non nella gloria, ma nell'umiltà è venuto, in una mangiatoia, perché vuole che anche noi siamo umili. Ci ha insegnato ad amare, perfino chi ci odia (Luca 6, 27-32), e non l'ha detto a chiacchiere come facevano molti altri falsi messia; ma è morto amandoci e amando anche coloro che lo stavano crocifiggendo! Ma Lui era (ed è) Dio, ed ha sconfitto le tenebre, ed è resuscitato, per darci il lieto annuncio che chi lo segue resusciterà allo stesso modo, per la gloria di Dio padre, nell'unità dello Spirito Santo.

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