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08/04/2012

Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria

resurrezione, gesù cristo, dio, spirito santo, paolo+ Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési (Col 3,1-4) 
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

Riflessione:
Salve fratelli cari, faccio a voi tutti i miei migliori auguri di buona Pasqua! In questo giorno in cui celebriamo la Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, evento che ha reso possibile la nascita del Cristianesimo e che dà senso alla nostra fede, ho riportato la seconda lettura odierna, tratta dalla lettera di san Paolo ai Colossési.

L'affermazione del grande apostolo, quando dice: "se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù ... rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra", ci fanno venire in mente le parole di Cristo, riportate dall'evangelista Matteo:

"Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta."

il Regno di Dio cos'è? È Gesù stesso e, a maggior ragione l'evento della sua Santa Resurrezione, ci fa capire che in questa vita non si compiono tutte le nostre opere, tutte le nostre gesta, ma è solo una piccola parentesi a confronto dell'eternità che ci aspetta e che ci ha promesso Cristo, Sacerdote, Re e Profeta.
Quindi ciò non significa che ora ci dobbiamo dare tutti al vagabondaggio o alla nullafacenza, perché è bene essere impegnati, soprattutto vivendo con costante sentimento di amore verso il prossimo, ma non dobbiamo farci trascinare troppo dagli eventi terreni dimenticandoci che noi tutti siamo destinati ad una vita eterna e senza allontanare la mente (e soprattutto il cuore) dall'Eterno Padre.

Anzi, se riusciamo a vivere relazionando ogni singolo gesto e ogni singolo fatto che ci capita al Regno di Dio, mettendo in pratica il Comandamento dell'Amore (Gv 13,34-35) insegnatoci dal Messia, aderendo quindi a Lui, noi siamo già risorti dai morti! Per convincerci di ciò basta osservare anche la vita dei Santi, specie quelli più recenti dei quali possiamo avere testimonianze maggiormente dettagliate; essi, nei momenti di difficoltà e anche se talvolta potevano essere, in un certo senso, perseguitati, mantenevano sempre un aspetto sereno e coloro che li incontravano potevano percepire un senso di pace stando in loro presenza. Questo perché portavano il Regno di Dio dentro di essi e nostro Signore concedeva loro la grazia di essere portatori di pace. 

Non volendomi dilungare troppo, per me e per voi auguro di poter seguire il loro esempio e, di conseguenza, l'esempio di Cristo, sforzandoci insieme di metterci lo stesso impegno nella fede e nella carità fraterna. Che Dio, Padre Onnipotente, per il santissimo nome di Gesù Cristo nell'unità dello Spirito Santo, possa benedire voi e tutte le vostre famiglie!

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19/02/2012

Gesù Cristo non fu ''sì'' e ''no'', ma in lui vi fu il ''sì''!

gesù cristo, dio, signore, paolo, + Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2Cor 1,18-22)
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è ''sì'' e ''no''. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu ''sì'' e ''no'', ma in lui vi fu il ''sì''. Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono ''sì''. Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro ''Amen'' per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

Riflessione:
Salve a tutti, fratelli! Il passo di cui discuteremo oggi, seconda lettura della liturgia della Parola odierna, è tratto dalla seconda lettera di Paolo destinata al popolo di Corinto. Nei primi versetti l'apostolo invita i fratelli ad evitare tentennamenti e fraintendimenti: prima di tutto ricorda che Gesù Cristo non fu ''sì'' e ''no'', ma in Lui vi fu il ''si'', a sottolineare e affermare la sua figura di Figlio di Dio, che accettò in pieno il piano salvifico che il Padre aveva progettato in Lui e per mezzo di Lui. Quindi, Egli non si tirò mai indietro e anche nel Getsemani (Mat 26:37-45), nel momento della massima angoscia pensando alla morte che gli toccava subire, non fece altro che chiedere che ogni cosa avvenisse secondo non la sua volontà, ma secondo la volontà del suo Padre Celeste.
Allo stesso modo, dicendo queste parole, Paolo non fa altro che invitare la comunità a seguire quella rotta, ad andare dritti verso la strada dell'obbedienza soprattutto nei confronti del peccato. L'obbedienza, però, di per sè non va vista come una cosa da accettare passivamente, come un'azione che si deve svolgere senza saperne bene il motivo.
Dio vuole che ci teniamo lontani dal peccato non per "lo sfizio" di limitare la nostra libertà, ma perché sa che il peccato ci espone alle insidie di satana e non può fare altro che farci del male. Per comprendere meglio questa cosa basti pensare ad un semplice esempio: un papà vede il proprio figlioletto piccolo giocare con un accendino e lo sgrida, dicendogli che non deve giocare con quell'oggetto perché potrebbe farsi del male. Il bambino allora, un poco indispettito, posa l'accendino e si mette a fare altro, ma, non appena lo sguardo del padre si allontana da lui, torna a giocare con quello strano oggetto, magari pensando che sia stata un'ingiustizia essere sgridato per così poco. Ma poi succede che, andando a manovrare l'accendino, essa si aziona ed il bimbo si scotta con la fiamma che ne era venuta fuori. Ed in quel momento, in lacrime, corre verso il papà in cerca di consolazione. 

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15/01/2012

Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall'impurità!

peccatori, gesù cristo, dio, signore, paolo, croceDalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 6,13c-15a.17-20)
Fratelli, il corpo non è per l'impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impurità, pecca contro il proprio corpo.
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Riflessione:
Salve fratelli miei cari e che la pace del Signore Risorto sia con tutti voi! La seconda lettura della liturgia di oggi, domenica 15 Gennaio 2012, ci pone davanti ad un brano (tratto dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo apostolo) molto interessante e che dà diversi spunti di riflessione. E con l'aiuto dello Spirito Santo spero di riuscire ad esprimerli al meglio.
Cominciamo col dire che le parole di San Paolo sono inequivocabili: "il corpo non è per l'impurità, ma per il Signore". Dicendo ciò sorge subito un dubbio: che cos'è l'impurità? O, in altre parole, cosa rende l'uomo impuro, macchiato dal peccato? Questa è una domanda di non facile risposta. In generale, è peccato qualsiasi azione vada contro all'amore semplice e disinteressato nei confronti del prossimo ma anche di se stessi, come ci ha detto più volte anche Gesù (vedi Marco 10,17-19, Matteo 19,16-26). Lo stesso san Paolo, nella lettera ai Galati, rende la differenza tra puro ed impuro più chiara ed esplicita:

"Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è legge. Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri." (Galati 5,19-24)

Quest'elenco di cose non ci deve spaventare né scoraggiare dal punto di vista della fede, perché ognuno di noi, quando si mette pienamente in ascolto di Dio e della sua Parola, riesce ad adoperare al meglio la propria coscienza per distinguere il bene dal male, le azioni da compiere da quelle da evitare. Tenendoci lontani dal peccato, facciamo in modo da preservare integro il nostro corpo, tempio dello Spirito Santo, consentendo al germe di santità (che abbiamo ricevuto nel sacramento del Battesimo) di crescere sempre più e di avvicinarci al Signore e alla sua volontà. Poi è chiaro, capita a chiunque di sbagliare e di cadere in tentazione, per questo Gesù ha dato potere ai suoi apostoli di rimettere i peccati, e quindi per noi è possibile ritornare al nostro cammino di santità attraverso il sacramento della Riconciliazione (o confessione). 
Però quest'ultimo non deve essere, in un certo senso, un'autorizzazione a peccare, tanto poi sempre si può sempre ricevere l'assoluzione da parte di Dio attraverso i suoi ministri... niente di più sbagliato! Anzi, l'assoluzione e la grazia del Signore ci raggiungono sono se la confessione è sincera e accompagnata dal proposito di non peccare più.
Non prendiamoci in giro e, soprattutto, non proviamo a prendere in giro nostro Signore Gesù Cristo, che è capace di leggere nei nostri cuori e nei nostri pensieri, e sa chi siamo e che intenzioni abbiamo. Amiamo la nostra purezza e facciamo di tutto per mantenerla tale, tanto più perché siamo "stati comprati a caro prezzo", al prezzo della croce di Cristo, che ha portato su di sé i nostri peccati e ce ne ha liberati.

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11/12/2011

Spirito, anima e corpo, si conservino irreprensibili per la venuta del Signore

signore, gesù cristo, dio, paolo, tessalonicesi, spirito santoDalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 5,16-24)
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

Riflessione:
Salve fratelli! Il brano proprosto come seconda lettura nella liturgia odierna è tratta dalla lettera ai Tessalonicesi scritta da san Paolo. Egli, assieme agli altri apostoli, rappresentava una delle figure carismatiche della Chiesa di quel tempo e svolgeva un po' il ruolo dei vescovi di oggi, ossia quella di guidare la comunità (diocesi) che gli è stata affidata. 
Tale compito svolto da Paolo emerge anche nelle diverse lettere scritte da lui e presenti del Nuovo Testamento; nella fattispecie, in questo breve passo esorta i fratelli in Cristo alla preghiera ininterrotta e a rendere grazie. Quest'ultima cosa ci deve far riflettere un pochettino. Questo perché spesso, guardandoci intorno e pensando alle persone che sono al nostro fianco, sembra che tutto ciò ci sia quasi "dovuto", che sia tutto, per così dire, scontato.
Invece, dobbiamo prendere sempre più consapevolezza che nulla lo è realmente, ma tutto ci è stato dato in dono da nostro Signore Gesù Cristo. Questa ottica è molto utile per fare in modo da non scandalizzarci troppo quando uno di quelli che credevamo fossero dei punti "fissi" della nostra vita ci viene a mancare per un qualsiasi motivo. Quindi, anche la cosa più insignificante che rende il nostro vivere un pochino migliore, deve darci motivo di ringraziare il nostro Padre Celeste per averla messa a nostra disposizione. Solo in questo modo riusciamo a rendere meno duro il separarci da qualcosa (o qualcuno) che purtroppo siamo costretti a perdere nel corso del tempo, in modo da capire che nulla è realmente nostro, ma che tutto appartiene a Lui, che tutto manovra per il nostro bene (anche se a volte ciò ci sembra difficile da comprendere).
Per far sì che tutto ciò ci sia possibile, san Paolo ci invita a non spegnere lo Spirito, a non mettere da parte gli insegnamenti di Gesù (e Gesù stesso) per far spazio alla frenesia del quotidiano o all'abbandono al peccato. Seguire Gesù e tenersi lontani dal male - dalle occasioni di tentazione, sono cose che vanno di pari passo, per preservarci in spirito, anima e corpo. Anzi, guai a pensare di poter separare queste tre componenti: sarebbe impossibile! Provare a farlo porterebbe solo ad una esistenza vuota e priva di serenità!
Preghiamo lo Spirito Santo affinché ci possa sempre guidare e farci rimanere integri fino al giorno in cui potremo andare incontro al Signore che viene.

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14/11/2011

"Siete tutti figli della luce e figli del giorno"

paolo, gesù cristo, signore, tessalonicesi,+ Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 5,1-6)
Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C'è pace e sicurezza!», allora d'improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

Riflessione:
Pace a voi, fratelli! Il passo che andremo a trattare oggi, uno stralcio del quinto capitolo della prima lettera di san Paolo al popolo di Tessalonica, è strettamente correlato al brano di domenica scorsa (vedi Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora) riguardo al fatto che la venuta del Regno di Dio avverrà in maniera improvvisa, senza darcene preavviso come "un ladro di notte" o, usando un'altra espressione di questo passo, come le doglie colpiscono una donna incinta.
Ci viene, inoltre, sottolineata la necessità di essere sobri e non rimanere nelle tenebre. Queste "tenebre" non sono da vedere solo come il rifiuto di Dio, il rifiuto di Gesù, ma soprattutto come il cercare di non correre il rischio di nascondere la nostra luce - evitando di mettere la lampada sotto il moggio (Marco 4,21) - ma bensì condividendo i doni, che ci sono stati fatti, con le persone che ci circondano. Quindi, come viene evidenziato anche dal brano del Vangelo della liturgia odierna (Parabola dei talenti - Luca 19,11-27), questi "talenti" ossia le capacità che ci sono state affidate da Dio devono essere necessariamente messe a frutto, evitando la pigrizia o la superficialità.
E teniamo ben presente che tra doni (oltre magari al saper parlare bene, saper scrivere, essere portato per la Matematica, Medicina, Economia ecc...) c'è anche e soprattutto quello della fede: gli "interessi" che intende Gesù nella bella parabola citata sopra sono proprio rappresentati da quanto, mediante le nostre azioni, riusciamo a far avvicinare altre persone alla fede, e quanto riusciamo a rendere una degna testimonianza al Cristo:

"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri." (Giovanni 13,34-35)

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23/10/2011

Vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio

paolo, spirito santo, gesù, dio, signore, Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 1,5c-10)
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene.

Riflessione:
Buona domenica, fratelli, e che la pace sia con voi! Questo passo della seconda lettura odierna, tratto dalla prima lettera scritta da San Paolo per il popolo di Tessalonica, a primo impatto può sembrare abbastanza povera di significato per noi, a più di 1900 anni di distanza da quella comunità cristiana che stava fiorendo ed espandendosi sempre più, per la gioia di Paolo.
Invece per trarne un messaggio positivo per noi, mi sembra opportuno inquadrare il contesto storico-politico nel quale tutto ciò accadeva: siamo nei primi decenni dopo la morte e resurrezione di Gesù, e la predicazione degli apostoli, dopo l'effusione dello Spirito Santo, era arrivata anche nelle regioni balcaniche, anch'esse, così come buona parte del Medio-Oriente, in mano ai Romani. Questi ultimi, oltre ad essere politeisti, non vedevano certamente di buon occhio questa comunità cristiana che cresceva sempre più, temendo rivolte popolari contro il potere dell'impero, e spesso i seguaci di Cristo erano vittime di violenze e di umiliazioni, anche perché, in un certo senso, per il loro modo di riunirsi, di pregare e di ricordare insieme le opere di Gesù erano considerati dei "diversi".
Detto questo, appare più chiara e giustificata l'immensa felicità di Paolo nel rivolgersi a quella comunità, perché vede nell'impossibile, di una situazione poco confortante e favorevole, l'opera del Signore che guida questi uomini e permette, attraverso prodigi e opere di comunione, il diffondersi incessante della sua Parola e una crescita esponenziale del suo popolo santo.
Preghiamo affinché anche noi, nelle situazioni in cui ci sembra impossibile operare nel modo in cui ci ha insegnato Gesù, riusciamo a farci guidare da Dio e troviamo la forza di superare tutti gli ostacoli che verranno messi sul nostro cammino, fino al giorno in cui Egli finalmente tornerà sulla Terra e porrà fine alle sofferenze e alle ingiustizie che tuttora possiamo riscontrare nel mondo che ci circonda.

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19/04/2011

Ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre

Cross.The.Passion.jpg+ Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 2,6-11)
Cristo Gesù, pur essendo nella forma di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Riflessione:
Pace a voi, fratelli, e buona domenica delle Palme! Questo passo, che la liturgia di oggi ci propone come seconda lettura, è breve ma molto intenso e pieno di significati. Appare chiaro, dalle parole di san Paolo, la caratterizzazione della figura di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Nella forma di Dio sappiamo benissimo in che modo si è mostrato (Mc 4,36-41Gv 11,27-45Gv 8,50-58Mt 28,4-6Mt 17,1-8), con manifestazioni gloriose e attraverso le sue opere, ma nonostante la sua uguaglianza con Dio, ciò non è stato per Lui un motivo per vantarsi davanti agli uomini (sebbene nessuno gli avrebbe vietato di farlo), bensì è stato per noi un Esempio di umiltà e di amore.
Gesù è stato un Maestro di umiltà, perché innumerevoli volte non ha sfruttato questo suo privilegio ma ha preferito la "strada più difficile": è nato in una mangiatoia (Lc 2,4-7), come tutti gli uomini del tempo è stato battezzato nel Giordano (Mt 3,13-17Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo), si è fatto servo degli altri (Gv 13,3-6) ed ha donato la sua vita, pur essendo innocente, sulla croce come il peggior malfattore, dopo essere stato flagellato (Mt 27,26). Ed è da notare che i suoi insegnamenti non sono mai rimasti sul teorico, come spesso fanno i dotti ed i "maestri" di oggi e di ieri, bensì li ha messi sempre in pratica. In tal senso emblematica è l'affermazione:
"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici." (Gv 15,12-13), e morendo sulla croce per liberarci dal peccato, ci ha mostrato che verso di noi non poteva provare un amore più grande. E' rimasto fedele persino all'insegnamento sull'amare i propri nemici (Mt 5:43-47), pregando per coloro che lo stavano crocifiggendo (Lc 23:34-35).
E tutto questo per dimostrarci che Dio ci è più vicino di quanto noi immaginiamo e che l'amore è più forte di tutto e di tutti, perfino della morte, essendo risuscitato al terzo giorno, evento che celebreremo tra poco, nel giorno della Santa Pasqua, dopo l'emozionante liturgia del Triduo pasquale.

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13/03/2011

Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio

GesuTentatoDalDiavolo.jpg+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane».
Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».
Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Riflessione:
Salve fratelli carissimi! Questa pagina è l'ideale per questa prima domenica di Quaresima, dando senso a questo percorso di fede cominciato mercoledì scorso. Infatti, così come il tempo quaresimale dura quaranta giorni (prima della Pasqua), anche Gesù qui ci viene raccontato che digiuna per quaranta giorni e quaranta notti. Alla fine di questo tempo, essendo anche uomo, come noi, ebbe fame. Il diavolo, così come fa con ogni essere umano quando si rende conto di una sua debolezza, si presenta da Lui e tenta in tutti i modi di distrarlo dal suo compito di Salvatore del mondo (salvezza che Egli donerà mediante il suo sacrificio sulla croce) presentandogli delle alternative "comode", che però vanno contro il volere di Dio, allo stesso modo in cui fece con Adamo ed Eva in Genesi 3,1-5 (vedi anche Adamo ed Eva e il "peccato originale"). 
È da fare un'osservazione: il demonio non possiede alcun tipo di potere o di ricchezza, tant è vero che nelle sue tentazioni egli non offre nulla di suo, bensì in questo caso specifico fa presente a Gesù cose che Egli già era in grado di fare (gli era possibile trasformare le pietre in pane, gli sarebbero certamente venuti in soccorso gli angeli se si fosse buttato giù dal monte e, inoltre, essendo Figlio di Dio gli sarebbe stato possibile dominare il mondo intero), ma tutto ciò andava contro la sua Santa opera, affidatagli dal Padre. Questo per sottolineare l'impotenza del diavolo, che è un essere sconfitto e che non ha alcuna capacità particolare, oltre al fatto di stare sempre "appiccicato a noi" per cercare di sfruttare le nostre fragilità. 
Ma Gesù si rivela essere il "nuovo Adamo", che non ascolta e non si lascia corrompere dalle lusinghe del tentatore (Gen 3,6-12), ma mostra e ci mostra che rimanendo servitori fedeli di Dio, alla fine anche noi, come Lui, otterremo il premio glorioso che è la Vita eterna. Anche per questo ci viene detto che dopo le tentazioni il diavolo lo lasciò e vennero degli angeli per servirlo, per farci capire che anche noi, già a partire dall'esistenza su questa terra, saremo ripagati positivamente della nostra fedeltà alla Parola di Dio, al comandamento dell'amore.
Dobbiamo quindi rallegrarci per questo grande dono che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha fatto e come dice l'apostolo Paolo nella seconda lettura di oggi (Rm 5,12-19):
"Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini."
proprio per farci capire che nonostante noi, mediante Adamo, siamo tutti predisposti al peccato e alla sofferenza, attraverso Gesù e seguendo i suoi insegnamenti, saremo eredi di un dono di grazia infinitamente più abbondante rispetto alla condanna, ereditata dalla trasgressione di Adamo.
E questa via di salvezza la possiamo intraprendere sin da subito e con l'aiuto di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, possiamo anche noi sconfiggere le tentazioni che ci vengono presentate allo stesso modo in cui fece Gesù.

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14/02/2011

Una sapienza che non è di questo mondo

spiritp.jpgDalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 2,6-10)
Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma, come sta scritto:
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano». 
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Riflessione:
Salve fratelli cari e pace a voi tutti! Questo passo proposto come seconda lettura nella liturgia di questa domenica ricalca un po' uno dei temi di qualche domenica fa (Chi si vanta, si vanti nel Signore) - anche perché è tratta dalla stessa lettera scritta dall'apostolo Paolo per la comunità di Corinto - ci rinnova l'invito all'umiltà, perché solo al Signore nostro Dio dobbiamo rendere grazie per qualsiasi cosa noi possediamo o di qualsiasi talento che scopriamo di avere. La sapienza che è di questo mondo, che esula dal contesto di Dio e cerca di trovare il proprio merito altrove o da fonti non meglio precisate, è fine a sé stessa e viene ridotta al nulla (Lc 14,8-11). 
Una persona sapiente o un'ignorante, una persona istruita o un'analfabeta, se vivono lontani da Dio non fanno forse tutti la stessa triste fine?
La sapienza vera e propria è accogliere il mistero di Dio, non fermarsi mai nel cammino verso di Lui, meditando continuamente la sua Parola, che giorno dopo giorno ci fa comprendere sempre di più quello che a Lui piace e che ci serve per vivere al meglio in questo mondo (Pr 30,1-6), carico di insidie e di sofferenze.
Perfino le persone che magari nella fede sono state più avanti di noi come i santi quando erano in vita potevano comprendere a pieno l'operato e l'essenza di Dio (1G 3,19-20); ciò potremo farlo solo quando saremo al suo cospetto, alla fine di questa vita terrena, nella gloria eterna che nostro Signore ha riservato a tutti coloro che credono in Lui.
Nel frattempo, continuiamo ad amare, senza mai stancarci, e affidiamoci al sostegno del Consolatore, lo Spirito Santo, Colui che conosce le profondità di Dio e ci guida, affinché possiamo rimanere in Gesù Cristo: qualsiasi dubbio, qualsiasi incertezza, qualsiasi preoccupazione non teniamocela dentro, ma bensì invochiamo il suo aiuto, ed Egli, allo stesso modo in cui ha portato via il peccato da noi attraverso la croce, così ce ne libererà (Gv 14,26-27).

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01/02/2011

Chi si vanta, si vanti nel Signore

cieco.jpg+ Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (Cor 1, 26-31)
Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

Riflessione:
Pace a voi, fratelli! La liturgia della scorsa domenica, 30 gennaio 2011, ci ha proposto nuovamente (dopo quello della scorsa settimana - Siate tutti unanimi nel parlare perché non vi siano divisioni tra voi) un brano tratto dalla seconda lettera di Paolo ai discepoli di Cristo della comunità di Corinto.  In esso viene fuori un altro aspetto di come opera nostro Signore: quante volte notiamo che ci sono uomini che si dicono sapienti, o che magari sono molto istruiti o di grande cultura, ma poi se li osserviamo bene per come parlano, per quello che pensano e per come si comportano, sono proprio quelli che più sono lontani da Dio e dal modello di amore che ci ha proposto Gesù stesso? 
Mentre, dall'altro canto, ci sono persone in umili condizioni, di bassa cultura, talvolta anche acciaccate o che sono passate per la sofferenza e ne sono stati provati, che invece hanno una fede incredibile in Dio e seppur con parole semplici e spesso sgrammaticate, ti sanno parlare meglio di Dio rispetto a come saprebbero fare tanti dotti e studiosi. Basta ricordare la vicenda di Bartimèo (Marco 10,46-52):

"E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.
"

egli, essendo cieco, ai tempi di Gesù tra il popolo di Israele veniva quasi considerato come impuro, in quanto vedevano la sua cecità come se fosse un castigo divino, e per questo veniva escluso dalla vita sociale e religiosa, tant è vero era costretto a mendicare. E' facile comprendere quanta poca istruzione aveva quell'uomo, ma tra il suo popolo, in un certo senso, era quello che "faceva più rumore" al passaggio di Gesù, riconoscendolo, a differenza di tanti sacerdoti del tempo (che comunque erano persone molto istruite e che conoscevano bene le scritture), subito come Messia e come Colui che poteva salvarlo dal male che lo affliggeva. 

E' ovvio che ciò non significa che tutte le persone di poca cultura sono seguaci ferventi di Cristo mentre tutti quelli ben istruiti sono destinati a non vedere mai il suo volto! Tutti siamo chiamati alla salvezza e ad impegnarci il più possibile a migliorare la nostra condizione, restando comunque al servizio degli altri.
Ma qualcuno potrebbe chiedersi: "Perché nostro Signore opera in questo modo?". La risposta ce la dà lo stesso apostolo Paolo: "Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti" e, inoltre: "perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore" (riprendendo le parole del profeta Geremia, cf Gr 9,22-23).
Quindi, quale invito più chiaro di questo? Rendiamo sempre grazie al Signore per le cose che ci ha donato, sia per quelle che possediamo sia per le capacità che ci sono state date, senza vantarci troppo né nei confronti degli altri né nei confronti di Dio stesso, illudendo e illudendoci che tali cose ce le siamo guadagnate solo con le nostre forze!
In tal senso, significativa è la risposta che dà Gesù a Ponzio Pilato (Gv 19,10-11):
"Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto»".

Accogliamo con gioia l'invito dell'apostolo Paolo e rimaniamo umili, perché nella superbia e nella presunzione non c'è mai amore, e di conseguenza non c'è mai nostro Signore Gesù Cristo.

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