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13/05/2012

«Chi teme Dio e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto»

salvezza, dio, signore, gesù, pietro, apostoli+ Dagli Atti degli Apostoli (At 10,25-27.34-35.44-48)
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: "Alzati: anch'io sono un uomo!". Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro: "In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto".
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: "Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?". E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Riflessione:
Salve a tutti fratelli e pace a voi nel Signore Gesù Cristo! La liturgia di oggi ci propone come prima lettura questo brano degli Atti degli Apostoli. Per comprenderlo al meglio c'è da fare una piccola premessa. Subito dopo l'Ascensione di nostro Signore e l'effusione dello Spirito Santo, come sappiamo, cominciò la missione degli apostoli che era quella di predicare la parola di Gesù, battezzando coloro che si convertivano nel suo nome. Tale opera partì proprio da Gerusalemme (la città nella quale il Cristo era morto e risorto) e cominciò ad espandersi per i territori di Israele e, di conseguenza, i primi fedeli erano persone di religione ebraica, che credevano in Jahvè ed erano circoncisi a motivo di tale fede.
Però, man mano che la Parola si diffondeva, gli apostoli cominciarono ad annunciare il Vangelo anche ai pagani (basti leggere il battesimo dell'etiope eunuco o il Vangelo annunciato ai pagani), tanto che tra i fratelli di origine ebraica si chiedeva se fosse giusto che anche persone non circoncise potessero essere battezzate nel nome di Gesù (Atti 15,1-4). 
Le parole di Pietro in questo brano, le quali fanno seguito ad un'ispirazione mediante la grazia dello Spirito Santo, non fanno altro che spazzare via ogni dubbio riguardo la questione. È vero che lo stesso Dio che gli apostoli predicavano era quello che precedentemente si era manifestato a Mosè e ai patriarchi di Israele, e proprio Dio, per mantenere la fedeltà verso il popolo prescelto, aveva permesso che suo Figlio Unigenito nascesse proprio in mezzo a tale popolo. Però, come emerge del resto anche nell'Antico Testamento (Salmi 21:28-29, Salmi 66:1-10, Salmi 71:17, ecc...) - ossia prima della nascita di Gesù - tale legame non è esclusivamente riservato ad Israele, anzi Dio vuole la salvezza e la conversione di ogni popolo della terra.
Ciò ci deve far rallegrare, in quanto possiamo essere certi che il Signore ci ama tutti incondizionatamente, a prescindere dal sesso, razza, caratteristiche fisiche o da qualsiasi cosa possa renderci diverso gli uni dagli altri! Il popolo ebraico è stato prescelto e privilegiato rispetto alle altre popolazioni in quanto è stato il primo a vedere la Salvezza, ovvero Gesù Cristo che, con le sue opere ed i suoi insegnamenti, ha dato compimento alle parole riferite da Dio e proclamate dai suoi profeti nel mezzo di Israele. E fu il Cristo stesso a dire (e per questo Pietro con il suo parlare non ha fatto altro che rispettare ed operare secondo la sua parola):

"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28,19-20)
 

Vedi anche: Dio non fa preferenze di persone

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01/04/2012

«Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste!»

gesù cristo, signore, dio, salvezza, croce, amore, + Dal libro del profeta Isaia (Is 50,4-7)
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.

Riflessione:
Salve fratelli carissimi, buona domenica delle Palme e che la pace di Cristo possa essere con tutti voi! Il passo che prendiamo in considerazione oggi, prima lettura di questa domenica, è tratto dal libro del profeta Isaia. Ci tengo a precisare che (com'è mio solito) non voglio trattarlo allo scopo di fare Esegesi, ma semplicemente per dare, da fedele (e peccatore) quale sono, qualche semplice spunto di riflessione.
Possiamo subito osservare che questo brano rappresenta una profezia, un preannuncio della passione che subirà nostro Signore Gesù Cristo, il quale fu costretto a subire le più grandi umiliazioni tra cui un'atroce flagellazione, pesanti insulti e fu esposto a schiaffi, calci, sputi e ad ogni sorta di sofferenza sia fisica che spirituale.

Quante volte, per una semplice giornata storta, ci sentiamo quasi perseguitati e ci viene quasi da chiederci se Dio ci è realmente vicino o meno? Cosa avrà pensato allora in quel momento Gesù mentre subiva tutte queste angherie? Eppure Egli non ha smesso di confidare nell'amore del Padre, e non si è tirato indietro davanti a niente, immolandosi per la salvezza delle nostre anime e, al tempo stesso, insegnandoci a seguire il suo esempio; una cosa che ci deve rincuorare è che le prove che noi siamo costretti a subire quotidianamente non sono mai così dure quanto ciò che ha dovuto subire Lui durante la sua Passione.

Inoltre nella prima parte del brano ci vengono sottolineati due organi importanti per essere dei "buoni discepoli": la lingua e l'orecchio. La lingua per essere di conforto con la parola, attraverso l'immagine e il messaggio di Gesù, per coloro che sono nella desolazione e nella sfiducia, affinché possiamo essere loro di sostegno, eventualmente anche con atti pratici e concreti. L'orecchio perché oltre a saper ben parlare, per essere veramente di aiuto verso il prossimo, dobbiamo innanzitutto essere buon ascoltatori, imparando a leggere nei cuori, grazie all'aiuto dello Spirito Santo, per comprendere cosa può affliggere o turbare la persona che ci è dinanzi, così da poterla sostenere al meglio.

Il Signore Dio mi assiste. Questa è una cosa da tener sempre presente. Il miglior atto di fede è quello di volgere spesso a Lui il nostro pensiero, nei vari momenti della giornata. Solo così, e con preghiera insistente, riusciremo a sentire la mano del Signore che ci rialza dalle nostre cadute e ci guida verso il suo amore. 

Vi rinnovo gli auguri di una buona domenica e che tutti possiamo vivere questa settimana che ci separa dalla Pasqua del Signore con la pace e la giusta profondità spirituale. Per Cristo, con Cristo ed in Cristo.

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04/03/2012

La fedeltà di Abramo

dio, gesù cristo, signore, abramo, salvezzaDal libro della Genesi (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18)
In quei giorni Dio mise alla prova Abramo e gli disse: ''Abramo!''. Rispose: ''Eccomi!''. Riprese: ''Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò''.
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose "Eccomi!". L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito".
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce".

Riflessione:
Pace a voi tutti, fratelli carissimi. Parleremo oggi di un brano tratto dal ventiduesimo capitolo della Genesi, nonché prima lettura della liturgia di questa domenica, 4 Marzo 2012. In tale passo Dio vuole mettere alla prova la fede di Abramo, dopo che in precedenza gli uomini che avevano vissuto in stretto contatto con il Signore non si erano di certo dimostrati, per così dire, fedeli (e tra questi ricordiamo Adamo [Genesi 3:1-17], Caino [Genesi 4:1-12] e Noè [Genesi 9:20-29]). Ed in questo caso la prova che sottopone Dio ad Abramo non era di certo cosa da niente: gli chiede di sacrificare il suo unico figlio, Isacco, che aveva avuto in vecchiaia e il quale doveva dare seguito alla sua discendenza, cosa molto importante a quel tempo e per la quale Abramo aveva aspettato tantissimi anni.
Il patriarca, per fede verso il Signore Dio che tanto l'aveva benedetto fino a quel momento e che gli aveva donato proprio Isacco, non si tira indietro e sta per eseguire l'ordine dato dall'angelo del Signore. Ma proprio in quel momento Dio, riconoscendo la fedeltà di Abramo, lo ferma e quest'ultimo, gli offre in sacrificio un ariete che si trovava lì vicino.
Quindi Dio gli promette una numerosa discendenza, discendenza che prenderà forma e sostanza a partire dai suoi discendenti Isacco e Giacobbe (proprio da Giacobbe infatti, secondo la tradizione, sono sorte tutte le tribù di Israele). Ma la vera discendenza di Abramo non è nient'altro che Gesù Cristo: Dio, per tenere fede alla promessa fatta al patriarca, ha fatto sì che suo Figlio Unigenito potesse nascere in mezzo al popolo nato dalla discendenza di Abramo e permettendo, da qui, che la salvezza raggiungesse ogni angolo della Terra. E non dimentichiamo che anche noi cristiani facciamo parte della discendenza numerosa "come le stelle del cielo" concessa ad Abramo!
In ultimo, volevo fare una piccola osservazione che, spero, possa servire ad avere ancora più fede in Dio. Abramo, uomo come noi, mise nelle mani del Signore la vita del suo unico figlio, Isacco, ed il Signore lo salvò e, anzi, lo riempì di benedizioni; Dio, meno di 2000 anni fa, mise nelle mani di noi uomini la vita del suo unico Figlio, Gesù Cristo, e l'abbiamo ucciso, appendendolo ad una croce dopo atroci sofferenze. E il senso di tutto ciò è confermato anche dalle parole del profeta Geremia:

«Maledetto l'uomo che confida nell'uomo,
che pone nella carne il suo sostegno
e dal Signore si allontana il suo cuore.
Benedetto l'uomo che confida nel Signore
e il Signore è sua fiducia» (Geremia 17, 5.7)

e del Salmo:

«È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell'uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti» (Salmo 117,8-9)

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26/02/2012

Quest'acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi

salvezza, dio, gesù cristo, signore, pietro,+ Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1Pt 3,18-22)
Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l'annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell'acqua. Quest'acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

Riflessione:
Pace a voi, fratelli, e che questo periodo di Quaresima, cominciato mercoledì scorso con il rito delle Sacre Ceneri, possa essere per voi ricco di spiritualità e di serenità! La liturgia di oggi, oltre a proporci il bellissimo brano delle tentazioni nel deserto di Gesù, pone l'attenzione sull'importanza del Battesimo: è questo il concetto chiave di questo passo tratto dalla prima lettera di san Pietro. 
Questo sacramento è strettamente correlato al sacrificio fatto da Cristo, attraverso il quale Egli, nato e vissuto senza peccato, si immolò sulla croce per purificarci dal peccato originale, che attanaglia l'uomo sin dalla sua comparsa sulla Terra.
E non solo: Gesù, permettendo che avvenisse questo, ci ha mostrato al tempo stesso quanto amava (e ama) noi uomini, al punto di morire per noi, ma anche quanto amava il Padre, fino al rendersi obbediente in tutto e per tutto. E di questa perfezione nell'amore dobbiamo nutrirci ogni giorno anche noi, per stare in piena comunione con Dio e con i fratelli e così respingere gli attacchi del maligno che, purtroppo, anche se a volte per via indiretta (basti pensare alle guerre, alla cattiveria, alla sofferenza e all'odio che ci sono nel mondo) continua a svolgere fino alla fine dei tempi.
Ecco perché il Battesimo è così importante: l'acqua che vediamo durante il rito non serve ad altro come simbolo per invocare, attraverso l'azione dello Spirito Santo, l'entrata a pieno titolo nel piano di salvezza che Dio ha pensato per noi sin dalla creazione del mondo. E tale piano ha preso corpo e vita proprio a partire dalla resurrezione di Gesù Cristo.

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08/12/2011

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Vergine Maria, santa maria, sacra scrittura, salvezzaGià celebrata dal sec. XI, questa solennità si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con l’ammirata memoria della Madre. In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore. Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura. Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele. Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854. (Mess. Rom.)
 

Fonti bibliche dell'Immacolata Concezione di Maria
« Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno » (Genesi 3,15)

« Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua. » (Proverbi 8,24)

« Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia » (Cantico dei cantici 4,7)

« Rallegrati, piena di grazia » (Luca 1,28

Cenni storici sul dogma
Non memoria di un Santo, ricorre oggi: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina. L'Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica.
Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione. Già i Padri della Chiesa d'Oriente, nell'esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L'avevano chiamata: "Intemerata, incolpata, bellezza dell'innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata". In Occidente, però, la teoria dell'immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.
Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L'eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il "Dottor Sottile", riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto. Giovanni Duns Scoto morì sui primi del '300.
Dopo di lui, la dottrina dell'Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano. Sulle piazze d'Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: "Or mi di’: che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio?".
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una "medaglia miracolosa" con l'immagine dell'Immacolata, cioè della "concepita senza peccato". Questa medaglia suscitò un'intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani. Così, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la "donna vestita di sole" esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata. Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell'Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine "tutta bella", "piena di grazia" e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l'abbondanza di grazie che dal cuore dell'Immacolata piovvero sull'umanità. E dalla devozione per l'Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l'attributo più alto di Maria, "sine labe originali concepta", cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.

Fonte: Santi e Beati

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04/12/2011

"Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo"

giovanni il battista, umiltà+ Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,1-8)
Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Riflessione:
Salve e pace a voi, fratelli cari! In questa seconda domenica di Avvento incontriamo i versi iniziali del Vangelo secondo Marco.
Dall'evangelista ci viene subito presentata la figura di Giovanni il Battista, l'incarnazione della "voce di uno che grida nel deserto" per preparare la via del Signore, già preannunciataci dal profeta Isaia (Isaia 40,1-5).
In questo passo ci viene detto che egli "battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati", quindi ciò ci fa comprendere sia il carattere umile del Battista (il quale, ricordiamo, si cibava di cavallette e miele selvatico) e sia l'imminenza che rendeva necessaria la conversione, in quanto il popolo doveva farsi trovare pronto alla salvezza che stava per giungere in Giudea e da lì si sarebbe estesa al mondo intero.
E, sia per esaltare la venuta di Cristo sia per calmare le folle che vedevano già in egli stesso un salvatore, Giovanni tendeva a precisare che "viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali": ecco come Dio si serve dei puri di cuore e degli umili per annunciare la sua salvezza, Giovanni il Battista ne è un esempio lampante! 
Poi c'è anche una piccola curiosità, che non tutti notano leggendo questi pochi versetti: l'importanza della confessione! Infatti, ci viene detto che molti "si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati", quindi già possiamo osservare quanto sia importante, per prepararsi bene all'incontro con il Signore, la confessione dei propri peccati. Tale pratica verrà resa in un certo senso "ufficiale" da Gesù Cristo stesso, che mantenne anche la promessa fatta dal Battista riguardo al battesimo in Spirito Santo:

"Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»" (Gv 20:21-23)

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09/10/2011

«Molti sono chiamati, ma pochi eletti»

gesù cristo, dio, signore, salvezza, parabola, + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)
In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.]
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Riflessione:
Salve a tutti, fratelli, e che Gesù Cristo, Luce e Salvatore del mondo, sia con tutti voi! Il passo del Vangelo di oggi segue il filo conduttore di quello di domenica scorsa (La parabola dei vignaioli perfidi), ma consente di aggiungere qualche altra considerazione e focalizzare anche su altri aspetti. E spero che con l'aiuto dello Spirito Santo io riesca ad essere abbastanza chiaro ed ispirato a riguardo.
Anche in questo caso Gesù parla mediante parabole e la parabola in questione ha in comune con quella citata in precedenza il fatto che il cosiddetto "padrone" invia alcuni dei suoi servi, questa volta per chiamare gli invitati alle nozze (mentre nell'altra parabola vengono inviati per raccogliere i frutti della sua vigna).
Un'altra cosa in comune tra le due parabole è la reazione delle persone che ascoltano i messaggeri: non curanza e, talvolta, anche irritazione e violenza nei confronti di persone, la cui "colpa" era stata solo quella di invitarli ad una festa di nozze. Vi sembra solo una semplice parabola, un racconto inventato senza alcun fondamento, o almeno non nel mondo d'oggi?
Se ci pensate bene, la risposta è no. Basta guardarsi un po' intorno ed osservare come reagiscono le persone quando in una maniera o in un'altra viene loro annunciata la Parola di Dio. C'è chi ascolta (anche se in molti casi in maniera abbastanza passiva o incredula) è vero, ma ci sono anche moltissimi di loro che non vogliono ascoltare, ignorando il messaggio che viene loro comunicato e, talvolta, non manca chi reagisce male, imprecando o addirittura bestemmiando nei confronti di chi, nel bene o nel male, stava solo cercando di far sapere loro che esiste un'altra via a questo mondo: la via dell'Amore, la via di Cristo!
Questo, specie per chi crede, non deve essere motivo di scoraggiamento o farci temere di professare in pubblico la nostra fede o di parlare di Gesù, perché come ci ricorda anche la seconda lettura di oggi:

"Tutto posso in colui che mi dà la forza" (Fil 4,13)

anzi, dobbiamo rincuorarci e rallegrarci, in quanto sta scritto:

"Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi." (Mt 5,11-12)

Un'ultima cosa che ci tenevo a sottolineare era il "discorso dell'abito nuziale".
Dobbiamo essere felici perché il Signore è talmente amorevole verso tutte le sue creature che non si è limitato ad invitare nel suo Regno una sola popolazione oppure pochi eletti di questo mondo, ma ha esteso il suo invito a tutti i popoli della terra, senza escludere nessuno! Ma non corriamo il rischio di approfittare della sua benevolenza per crederci dei "salvati a prescindere". Anzi, dobbiamo sempre sforzarci giorno dopo giorno di respingere tutto ciò che è peccato, tutto ciò che ci allontana da Lui (confessandoci spesso in modo da purificare periodicamente la nostra anima agli occhi di Dio), affinché possiamo essere quanto più presentabili è possibile alla festa di nozze, con la quale suo Figlio, Gesù Cristo, nel suo immenso amore sposa l'intera umanità.

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02/10/2011

La parabola dei vignaioli perfidi

salvezza, dio, signore, gesù cristo, parabola+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi"?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Riflessione:
Salve a voi, cari fratelli in Cristo, e che lo sguardo benevolo del Signore possa posarsi su tutti voi! Questa domenica la Santa Madre Chiesa ci propone, attraverso l'ispirazione dello Spirito Santo, questo passo tratto dal Vangelo di Matteo Apostolo, dove Gesù espone la cosiddetta "Parabola dei vignaioli perfidi".
Anche se per molti di voi, che ora state leggendo questa mia riflessione, essa può risultare già abbastanza chiara, vorrei provare a dare una mia interpretazione, specie per i fratelli che magari hanno meno dimestichezza o che hanno incontrato poche volte questo brano della Sacra Scrittura.
Da come abbiamo potuto leggere sopra, esso parla di un uomo che possiede un terreno con una vigna e lo lascia in affitto a dei contadini. Al tempo della mietitura, il padrone della vigna mandò diversi servi per ritirare il raccolto, ma i contadini maltrattarono e uccisero tali servi. A questo punto, il padrone manda suo figlio, aspettandosi un maggiore rispetto da parte dei vignaioli per costui. Ma quest'ultimi, invece, uccisero il figlio del padrone, credendo di averne in compenso la sua eredità.

Questo racconto, per lunghe linee, può avere almeno due chiavi di lettura. La prima fa riferimento alla storia della salvezza: Dio, nel corso dei secoli, ha mandato in mezzo al popolo di Israele diversi suoi servi (ossia i grandi profeti) a ritirare il "raccolto", ma essi non sono stati creduti, sono stati ignorati e tante volte anche uccisi dal "popolo dalla dura cervice".
Lo stesso Gesù, Figlio di Dio, non ha avuto sorte migliore, essendo stato crocifisso; ma poi la parabola ci racconta che fine faranno questi "vignaioli" malvagi, ed essi, inoltre, perderanno la vigna, la quale andrà in affitto ad altri "contadini", rappresentati da tutti gli uomini del mondo (quindi il fare la volontà di Dio non rimane più un'esclusiva del popolo di Israele, ma diventa un compito affidato a tutti i popoli della terra).

Un'altra chiave di lettura è legata al comportamento di Dio nei nostri stessi confronti: anche noi, se non ci impegniamo a dare frutto, ad accettare Gesù - Figlio di Dio - venuto per ritirare il nostro "raccolto", in opere di amore, di carità e di fedeltà nella sua Parola, saremo trattati come i vignaioli perfidi, e quindi conviene cominciare sin da subito il nostro lavoro, in quanto non sappiamo "né il giorno né l'ora" (Matteo 25,13), in cui il Signore ci chiederà conto delle nostre azioni.

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21/08/2011

«Ma voi, chi dite che io sia?»

gesù cristo, pietro, salvezza, signore, dio, + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Riflessione:
Pace a voi tutti, fratelli! Il brano che la liturgia di oggi, 21 Agosto 2011, ci propone è tratto dal capitolo 16 del Vangelo di Matteo. 
Gesù pone ai suoi discepoli due semplici domande:

  1. «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?»
  2. «Ma voi, chi dite che io sia?»
Queste stesse domande possiamo immaginare come se fossero rivolte anche a noi. Seppur siano passati quasi duemila anni da quando questi fatti sono accaduti, ancora oggi moltissime persone discutono sulla figura di Gesù, chiedendosi e facendo ipotesi su chi Egli sia. E molto spesso in questo turbine di pensieri contrastanti, le persone che credono (ma anche quelli che non credono) in Dio potrebbero risultare un pochino confusi da tutte queste opinioni e supposizioni.
Ma la domanda di Gesù che ci dovrebbe far riflettere di più è 
«voi, chi dite che io sia?». Molti di noi potremmo in un certo senso autoconvincerci di credere in Lui, di voler seguire Gesù, allo stesso modo in cui gli disse quel discepolo in Luca 9,57-58. Ma per fare veramente ciò siamo consapevoli che solo Cristo può salvarci? Che oroscopi, maghi e santoni, superstizioni, idoli, oggetti che attirano la "fortuna" e tutte queste pratiche simili sono solo un ostacolo alla nostra fede e al nostro cammino con Gesù e verso Gesù?
Prendiamo sempre più consapevolezza che seguire veramente i suoi insegnamenti comporta delle rinunce, che però non devono essere un rammarico, ma qualcosa fatto con gioia perché ci aprirà le porte a qualcosa di più grande, di più soddisfacente, che animerà la nostra vita e gli darà finalmente un senso, invece delle tante cose di questo mondo che lì per lì ti possono anche far provare felicità, ma è una felicità vana perché poi senti un te un senso di vuoto, di inutilità.
Solo dopo che ognuno di noi avrà riflettuto per un po' su queste cose e sul ruolo di Gesù all'interno della propria vita, riusciremo a capire la grandezza della risposta di Pietro e, magari, potremmo essere pronti ad accogliere veramente nel nostro cuore il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
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14/08/2011

«Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri»

signore, gesù cristo, dio, salvezza, miracolo+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidóne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».
Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!».
Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Riflessione:
Salve fratelli cari e che la pace del Signore nostro Gesù Cristo possa accompagnare ogni nostro passo! Il brano su cui la liturgia di oggi ha voluto focalizzare nel Vangelo è questo miracolo che Gesù fa per una donna cananea. Il popolo cananeo non apparteneva alla terra d'Israele e, di conseguenza, non professavano nemmeno la stessa fede degli Israeliti. Alcuni a quel tempo potevano anche pensare che tale popolo non era incluso nella promessa solenne, nell'Alleanza che il Signore Jahvé aveva instaurato, a partire dai patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe e poi in un secondo momento anche con Mosè ed i grandi profeti, con il popolo di Israele, il popolo prescelto che Dio aveva protetto e liberato in mille occasioni e che era destinato alla salvezza.
Infatti il primo rifiuto di Gesù, che addirittura non le rivolse nemmeno una parola alla sua richiesta di aiuto, sembra quasi confermare quest'ottica, ossia che la salvezza era esclusivamente destinata al popolo ebraico. Ma non è propriamente così, in quanto il Suo atteggiamento può essere letto in due modi diversi:
- Gesù voleva mettere alla prova la fede della donna, per vedere se effettivamente ella credesse che solo Lui, il Signore, potesse aiutarla;
- Gesù aveva intenzione annunciare la venuta del Regno a partire dal popolo d'Israele, per mantenersi fedele alla promessa di Dio Padre, per poi estendere il lieto annuncio a tutti i popoli della Terra (in accordo con Matteo 28,19 e con la prima lettura di oggi, tratta dal libro del profeta Isaia - Is 56,1.6-7). 
Il comportamento della donna cananea, infine, può essere un esempio per noi per come deve essere praticata la preghiera. Dio vuole che noi siamo insistenti, che chiediamo la grazia con fede, con la reale sensazione che solo Lui, solo Gesù, nell'unità dello Spirito Santo, può sostenerci. E la grazia più grande è senza dubbio imparare a fare la volontà di Dio, affinché allo stesso modo in cui vogliamo che Egli senta le nostre invocazioni, anche noi riusciamo in maniera sempre più nitida ad ascoltare la sua voce.
 

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