13/05/2012
«Chi teme Dio e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto»
+ Dagli Atti degli Apostoli (At 10,25-27.34-35.44-48)
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: "Alzati: anch'io sono un uomo!". Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro: "In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto".
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: "Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?". E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.
Riflessione:
Salve a tutti fratelli e pace a voi nel Signore Gesù Cristo! La liturgia di oggi ci propone come prima lettura questo brano degli Atti degli Apostoli. Per comprenderlo al meglio c'è da fare una piccola premessa. Subito dopo l'Ascensione di nostro Signore e l'effusione dello Spirito Santo, come sappiamo, cominciò la missione degli apostoli che era quella di predicare la parola di Gesù, battezzando coloro che si convertivano nel suo nome. Tale opera partì proprio da Gerusalemme (la città nella quale il Cristo era morto e risorto) e cominciò ad espandersi per i territori di Israele e, di conseguenza, i primi fedeli erano persone di religione ebraica, che credevano in Jahvè ed erano circoncisi a motivo di tale fede.
Però, man mano che la Parola si diffondeva, gli apostoli cominciarono ad annunciare il Vangelo anche ai pagani (basti leggere il battesimo dell'etiope eunuco o il Vangelo annunciato ai pagani), tanto che tra i fratelli di origine ebraica si chiedeva se fosse giusto che anche persone non circoncise potessero essere battezzate nel nome di Gesù (Atti 15,1-4).
Le parole di Pietro in questo brano, le quali fanno seguito ad un'ispirazione mediante la grazia dello Spirito Santo, non fanno altro che spazzare via ogni dubbio riguardo la questione. È vero che lo stesso Dio che gli apostoli predicavano era quello che precedentemente si era manifestato a Mosè e ai patriarchi di Israele, e proprio Dio, per mantenere la fedeltà verso il popolo prescelto, aveva permesso che suo Figlio Unigenito nascesse proprio in mezzo a tale popolo. Però, come emerge del resto anche nell'Antico Testamento (Salmi 21:28-29, Salmi 66:1-10, Salmi 71:17, ecc...) - ossia prima della nascita di Gesù - tale legame non è esclusivamente riservato ad Israele, anzi Dio vuole la salvezza e la conversione di ogni popolo della terra.
Ciò ci deve far rallegrare, in quanto possiamo essere certi che il Signore ci ama tutti incondizionatamente, a prescindere dal sesso, razza, caratteristiche fisiche o da qualsiasi cosa possa renderci diverso gli uni dagli altri! Il popolo ebraico è stato prescelto e privilegiato rispetto alle altre popolazioni in quanto è stato il primo a vedere la Salvezza, ovvero Gesù Cristo che, con le sue opere ed i suoi insegnamenti, ha dato compimento alle parole riferite da Dio e proclamate dai suoi profeti nel mezzo di Israele. E fu il Cristo stesso a dire (e per questo Pietro con il suo parlare non ha fatto altro che rispettare ed operare secondo la sua parola):
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28,19-20)
Vedi anche: Dio non fa preferenze di persone
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16:45 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: salvezza, dio, signore, gesù, pietro, apostoli
06/05/2012
«Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto»
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ''Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli".
Riflessione:
Salve fratelli e buona domenica a voi tutti! Nel Vangelo di oggi (un po' come in quello della settimana scorsa dove era affiorata l'immagine del buon pastore) ci specifica la relazione che c'è (e deve esserci) tra Lui e noi, suoi fedeli. Egli è la vera vite e noi siamo i tralci: possiamo portare frutto solo se rimaniamo in Lui.
Quante volte noi ci capita di crederci autosufficienti, di poterci "bastare" da soli, adoperando le uniche nostre forze? Poi magari basta una piccolezza, un minimo ostacolo, per far crollare tutte le nostre convinzioni e farci sentire quasi inutili, incapaci di nulla... Questo è l'uomo quando crede di poter fare a meno di Dio, niente più e niente meno di una foglia secca trascinata dal vento, incapace di governarlo e di andare dove vuole. Per questo Gesù ci dice a chiare parole: "senza di me non potete far nulla"! Se invece ci intestardiamo, credendo di poter fare tutto con le nostre forze senza alzare lo sguardo al cielo, non faremo altro che scontrarci giorno dopo giorno con la realtà e, di conseguenza, con i nostri limiti, i quali affiorano alla prima difficoltà. E, così facendo, finiremo non solo col non dare frutto ma anche col seccare per poi finire nel fuoco: l'agricoltore che cosa se ne fa di un'ammasso di foglie secche?
Invece, rimanendo in Cristo e confidando nel suo supporto, seppur in mezzo a mille difficoltà da superare (che non sono altro che le "potature" per renderci più forti), non seccheremo mai e daremo il frutto che il nostro Padre Celeste si aspetta:
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!». (Marco 4, 3-9)
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20:17 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù cristo, signore, dio, amore
29/04/2012
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore»
+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: ''Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio''.
Riflessione:
Salve fratelli carissimi e buona domenica a tutti voi! Nel Vangelo di oggi Gesù si annuncia come il buon pastore e, facendo ciò, conferma ancora una volta la sua divinità. Infatti, queste sue parole ci fanno tornare in mente il famoso salmo di Davide (Salmo 22) nel quale viene detto:
"Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza".
Ma le parole di Gesù sono sia di esaltazione di sé (e di conseguenza del Padre) che ama noi, suo gregge, e non ci abbandona mai e al tempo stesso di condanna verso coloro che vengono chiamati mercenari. Ma chi sarebbero questi "mercenari"?
Sono coloro che si pongono a modello e fanno dei proseliti su questa terra solo per i propri interessi personali e che, quindi, nei momenti di difficoltà o quando si è esaurita la propria "farsa" scappano, abbandonando le persone che si erano fidate di loro.
Guardiamocene bene da queste persone, fratelli, perché esse sono attive sia dentro che fuori dalla Chiesa, il popolo di Dio. Basta seguire le vicende quotidiane attraverso i mass media per renderci conto di quanti personaggi si pongono sul piedistallo (permettetemi lo sfogo, soprattutto nel campo politico), dicendo di seguire questo e quell'ideale, che "bisogna fare questo, bisogna fare quello", o che seguendo il proprio movimento riusciremo a rendere il nostro mondo (o il nostro paese) migliore. Ma poco dopo sono le stesse persone che vengono coinvolte in scandali o che poi dimostrano di fare il contrario di ciò che dicevano a parole.
Invece Gesù è il buon pastore, colui che dà la propria vita per le pecore: e l'ha fatto realmente e spontaneamente, andando sulla croce per noi! Ma non è stato un sacrificio vano che, in un certo senso, ci ha lasciato senza pastore. Anzi, visto che Lui ha il potere di offrirla e prendersela di nuovo, resuscitando è tornato insieme a noi, promettendoci di rimanere fino alla fine del mondo (Matteo 28,20).
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18:52 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù cristo, signore, dio, buon pastore, amore, vita
22/04/2012
«Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?»
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, [i due discepoli che erano tornati da Emmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: "Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: "Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni".
Riflessione:
Salve fratelli e amici carissimi! In questa III domenica di Pasqua, il Vangelo di Luca ci racconta di un'apparizione di Gesù, in carne e ossa, tra gli apostoli e le persone che erano con loro, dopo la sua morte e resurrezione.
Lo stupore e l'incredulità di costoro a tale visione risiede nel fatto che fino a quel momento solo Maria di Magdala e i discepoli di Emmaus (appena tornati indietro a Gerusalemme) avevano detto di aver visto il Cristo risorto, non c'era stata ancora nessuna manifestazione pubblica. Ed ecco che Gesù, in un certo senso, li accontenta mostrandosi e facendosi toccare, proprio a testimonianza del fatto che Egli non era un fantasma (quindi risorto solo in spirito) ma era resuscitato letteralmente in carne e ossa, tanto da chiedere loro qualcosa da mangiare. Ma Gesù non si limita a mostrarsi risorto, ma apre loro la mente per comprendere le Scritture (e comprendere tutto ciò che si riferiva a Lui) e affida loro la missione di predicare e diffondere la Sua Parola a tutti i popoli, a partire da Gerusalemme, luogo in cui si era completata la sua passione, morte e resurrezione.
La cosa che, a mio avviso, risalta in questo passo è proprio l'incredulità degli apostoli, incredulità che viene spazzata via dalla visione, dalle parole e dai gesti di Gesù. Immaginiamo che le sue parole, quando dice:
«Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?»
siano rivolte proprio a noi, nei momenti in cui gli eventi della nostra vita, siano essi particolarmente tristi o coinvolgenti al punto tale da focalizzare la nostra attenzione ed indebolire, di conseguenza, la nostra fede. In questi casi, solo ponendoci alla presenza di Gesù e immergendoci nel silenzio - lo stesso silenzio carico di stupore che accompagnò gli apostoli alla sua visione - allontanando il cuore e, soprattutto, la mente dalle preoccupazioni (che già ci violentano giorno dopo giorno), solo in questo modo riusciremo ad avvertire Gesù vivo e operante in noi e nella nostra esistenza.
E di questo, noi dobbiamo essere testimoni. Sia lodato Gesù Cristo!
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17:59 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: resurrezione, gesù cristo, signore, dio, apostoli
15/04/2012
Gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore
+ Dagli Atti degli Apostoli (At 4,32-35)
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
Riflessione:
Salve a tutti e pace a voi, fratelli cari! Nella domenica della Divina Misericordia, volevo prendere come spunto di riflessione questo breve brano tratto dal libro degli Atti degli Apostoli. L'intero libro narra le vicende degli apostoli e della primissima comunità dei Cristiani dopo l'ascensione al Cielo di Gesù ed aver ricevuto il dono dello Spirito Santo. Nello specifico, in questo passo non si racconta nessun avvenimento eccezionale ma bensì si descrive quali erano le relazioni e come era organizzata la vita dei fratelli in Cristo. Riporto nuovamente le prime parole del passo:
"La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune"
e, permettetemi lo sfogo, altro che "Comunismo"! Oltre le proprietà, che consideravano in comune con in fratelli, si dice che avevano "un cuore solo e un'anima sola"! Questo è l'esempio per eccellenza di vita sociale per chi si ritiene un seguace di Gesù Cristo e tale esempio continua ad avere validità anche ai giorni nostri. Ma attenzione! Questa validità sussiste quando viene messo Gesù al centro della vita comunitaria (tant è vero nell'intero libro degli Atti sono innumerevoli le volte in cui ci viene detto che essi si riunivano a pregare, a lodare il Signore, a spezzare il pane e diffondere il Vangelo di Gesù tra il popolo); se oggi giorno, purtroppo, tale esempio non lo vediamo così diffuso è semplicemente perché si mette ben altro al centro: interessi, legami interpersonali, prestigio ecc...
La comunità di quel tempo non era composta né da pazzi, né da persone con particolari doti (anzi, molti erano persone semplici che facevano lavori umili ed ex reietti della società); mettevano solo in pratica le parole di Cristo quando diceva loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?» (Luca 9, 23-25)
«Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti» (Marco 9, 33-35)
Quindi, tutto ciò per dirvi che non dobbiamo scoraggiarci dai cattivi esempi che molti sedicenti "seguaci di Cristo" ci danno oggi. Se proprio vogliamo seguire un modello, volgiamo il nostro sguardo su quello della prima comunità di Cristiani, descrittaci in maniera accurata negli Atti degli Apostoli. E impariamo a mettere sempre al primo posto il Signore, perché solo così facendo saremo anche più attenti verso il nostro prossimo e, di conseguenza, renderemo, per grazia di Dio, il nostro piccolo mondo migliore.
«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Matteo 22, 36-39).
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19:05 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù cristo, apostoli, dio, signore
01/04/2012
«Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste!»
+ Dal libro del profeta Isaia (Is 50,4-7)
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.
Riflessione:
Salve fratelli carissimi, buona domenica delle Palme e che la pace di Cristo possa essere con tutti voi! Il passo che prendiamo in considerazione oggi, prima lettura di questa domenica, è tratto dal libro del profeta Isaia. Ci tengo a precisare che (com'è mio solito) non voglio trattarlo allo scopo di fare Esegesi, ma semplicemente per dare, da fedele (e peccatore) quale sono, qualche semplice spunto di riflessione.
Possiamo subito osservare che questo brano rappresenta una profezia, un preannuncio della passione che subirà nostro Signore Gesù Cristo, il quale fu costretto a subire le più grandi umiliazioni tra cui un'atroce flagellazione, pesanti insulti e fu esposto a schiaffi, calci, sputi e ad ogni sorta di sofferenza sia fisica che spirituale.
Quante volte, per una semplice giornata storta, ci sentiamo quasi perseguitati e ci viene quasi da chiederci se Dio ci è realmente vicino o meno? Cosa avrà pensato allora in quel momento Gesù mentre subiva tutte queste angherie? Eppure Egli non ha smesso di confidare nell'amore del Padre, e non si è tirato indietro davanti a niente, immolandosi per la salvezza delle nostre anime e, al tempo stesso, insegnandoci a seguire il suo esempio; una cosa che ci deve rincuorare è che le prove che noi siamo costretti a subire quotidianamente non sono mai così dure quanto ciò che ha dovuto subire Lui durante la sua Passione.
Inoltre nella prima parte del brano ci vengono sottolineati due organi importanti per essere dei "buoni discepoli": la lingua e l'orecchio. La lingua per essere di conforto con la parola, attraverso l'immagine e il messaggio di Gesù, per coloro che sono nella desolazione e nella sfiducia, affinché possiamo essere loro di sostegno, eventualmente anche con atti pratici e concreti. L'orecchio perché oltre a saper ben parlare, per essere veramente di aiuto verso il prossimo, dobbiamo innanzitutto essere buon ascoltatori, imparando a leggere nei cuori, grazie all'aiuto dello Spirito Santo, per comprendere cosa può affliggere o turbare la persona che ci è dinanzi, così da poterla sostenere al meglio.
Il Signore Dio mi assiste. Questa è una cosa da tener sempre presente. Il miglior atto di fede è quello di volgere spesso a Lui il nostro pensiero, nei vari momenti della giornata. Solo così, e con preghiera insistente, riusciremo a sentire la mano del Signore che ci rialza dalle nostre cadute e ci guida verso il suo amore.
Vi rinnovo gli auguri di una buona domenica e che tutti possiamo vivere questa settimana che ci separa dalla Pasqua del Signore con la pace e la giusta profondità spirituale. Per Cristo, con Cristo ed in Cristo.
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15:38 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù cristo, signore, dio, salvezza, croce, amore
25/03/2012
Crea in me, o Dio, un cuore puro
R. Crea in me, o Dio, un cuore puro.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostieni con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno. R.
Riflessione:
Pace a voi, fratelli in Cristo. Questa domenica ho scelto di proporvi il salmo responsoriale della liturgia di oggi perché contiene un'invocazione che fa un attimino riflettere: "Crea in me, o Dio, un cuore puro". Infatti, noi crediamo, in un certo senso, che il cuore, inteso come entità che raccoglie i nostri sentimenti, sia un qualcosa che non cambia, che è stato creato una volta e per sempre quando siamo nati. Per cui ci viene da chiederci: "come è possibile che Dio possa creare un cuore nuovo, un cuore puro in noi?"
A parte che a Dio tutto è possibile (Mt 19,26), però guardiamoci bene dentro. Quante volte il nostro cuore è inquinato da cose inutili o che potrebbero deviare la nostra fede e il nostro percorso su questa terra? È lo stesso Gesù a dirci:
"Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l'uomo. Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni." (Mt 15,18-19)
ed è per questo che Gesù ci pone ad esempio proprio i bambini:
"Allora gli furono presentati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Ma Gesù disse: «Lasciate i bambini, non impedite che vengano da me, perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro»." (Mt 19,13-14)
perché, se ci pensiamo, il cuore di un bambino è il massimo della purezza, in quanto lontano da tutti i cattivi intenti citati in precedenza. Ed ecco che l'invocazione al Signore affinché crei in noi un cuore puro comincia ad avere molto più senso.
Un'altra cosa che colpisce di questo passo è l'atteggiamento di contrizione che emerge leggendone i versetti e che sicuramente ne accompagnò l'autore sacro; stesso atteggiamento che deve accompagnare ognuno di noi, specie quando ci si accosta al sacramento della riconciliazione o confessione. La "presenza del Signore" è qualcosa di cui noi fedeli dobbiamo continuamente andare alla ricerca e qualora corriamo il rischio di sentirlo lontano da noi, non dobbiamo mai stancarci di invocare il suo soccorso e la sua vicinanza a noi:
"Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!" (Ap 22,20-21)
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14:42 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù cristo, dio, signore, cuore
18/03/2012
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto»
+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,14-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: ''Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio''.
Riflessione:
Salve a voi tutti, fratelli miei, e che la pace di Gesù Cristo sia con voi! In questa IV domenica di Quaresima ci viene presentato questo brano tratto dal Vangelo secondo Giovanni. In esso Gesù si rivolge a Nicodemo, ma questa parola non è rivolta solo a lui ma vale un po' per tutti noi; per dare un'immagine ed un senso alla sua prossima crocifissione (che rappresentava ancora un mistero per i discepoli e gli apostoli stessi, basti leggere Mc 9,31-32, Lc 9,44-45, Lc 18,31-34), Cristo cita un episodio avvenuto nel deserto, in cui è presente la figura di Mosè:
"Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d'Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita." (Numeri 21,6-9)
Quindi, allo stesso modo in cui gli Israeliti che avevano avuto fede nella parola del Signore e guardando il serpente, pur essendo morsi restavano in vita, anche chi guarderà il Figlio dell'uomo, ossia Gesù, che viene innalzato sulla croce e crederà nelle sue parole, risorgerà a vita nuova insieme a Lui! E questa cosa vale ancora oggi a maggior ragione per noi che non abbiamo avuto la grazia, come l'hanno avuta gli apostoli, di assistere alle sue opere, alla sua morte e resurrezione.
Ma purtroppo ci sono ancora molte persone per le quali Gesù Cristo è una figura scomoda, in quanto, oltre a portare la salvezza per le persone sofferenti e bisognose di guarigione (fisica e spirituale si intende), è venuto a condannare le opere malvagie, le azioni compiute senza amore verso il prossimo, anzi spesso a discapito di quest'ultimo per sete di potere, denaro e vanagloria. Questi sono gli uomini che "hanno amato più le tenebre che la luce".
Facciamo quindi attenzione a queste persone, perché sono presenti oggi più di ieri, e stiamo attenti a non farci affascinare dal loro modo di fare, perché il loro intento è quello di togliere Dio e Gesù dalla nostra vita e dalla nostra società. Ma tali persone facciano attenzione esse stesse, perché "chi cammina nelle tenebre non sa dove va" (Gv 12,30-35)
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14:26 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù cristo, dio, signore, amore, croce, mosè
11/03/2012
«Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»
+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-25)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Riflessione:
Pace a voi tutti, fratelli! In questa III domenica di Quaresima il Vangelo ci propone questo passo nel quale Gesù caccia i mercanti ed i cambiamonete dal tempio. Prima di riflettere un po' sugli spunti che offre questo brano cominciamo col rispondere alla domanda: "Cosa ci facevano i mercanti ed i cambiamonete in quel posto?". C'è da dire che a quel tempo molti Israeliti salivano a Gerusalemme per andare al tempio, considerato un po' il luogo di culto per eccellenza della religione ebraica; un'usanza consolidata era quella di offrire sacrifici animali quando ci si avvicinava all'altare e, proprio per favorire tale pratica, i venditori di animali insieme con i cambiamonete si erano instaurati all'interno del tempio sacro.
Detto ciò, c'è da aggiungere che Gesù non condannava il loro ruolo, ma più che altro condanna il fatto che essi avevano reso il tempio, la casa del Padre e casa di preghiera, un luogo molto povero di spiritualità, paragonandolo addirittura ad un mercato.
A mio avviso, questa accusa è quanto mai attuale: quante volte oggi giorno, entrando in una chiesa, ci sono tantissime persone che tutto fanno fuorché vivere quel luogo (e le celebrazioni che vi si tengono) con spiritualità e fede. Per costoro Gesù di certo non riserverebbe un trattamento migliore di quello toccato ai mercanti nel tempio.
Inoltre, colgo l'occasione per chiarire riguardo un pensiero spesso diffuso tra i credenti. Molti potrebbero dire: "Ma se Dio è onnipresente, ossia si trova in ogni luogo, che bisogno c'è di andare in chiesa per pregare? Posso farlo in qualsiasi posto". È vero che Dio è presente in qualsiasi luogo e ci accompagna sempre, e la preghiera personale, specie se fatta con un'alta frequenza e con lo spirito giusto, è una cosa che sicuramente giova al proprio percorso di fede, ma la chiesa è il luogo dove si riunisce il popolo di Dio per pregare e ringraziare insieme il Padre Celeste. Ed è SOLO nella chiesa che si celebra, durante la messa, la morte e resurrezione di Cristo e noi tutti siamo invitati alla sua mensa (tale pratica risale fin dalla nascita dei primi cristiani, vedi At 2,1-4, At 2,42-48 e At 20,7).
Quindi, chi non partecipa con assiduità al mistero di Gesù che offre la propria carne ed il proprio sangue per noi durante la celebrazione della mensa eucaristica, non è un vero cristiano ed illude solo se stesso se dice il contrario. Essere cristiani significa innanzitutto amare Gesù. E come si fa a dire di amare qualcuno se non si ha voglia di incontrarlo?
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14:59 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù cristo, dio, signore, chiesa
04/03/2012
La fedeltà di Abramo
+ Dal libro della Genesi (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18)
In quei giorni Dio mise alla prova Abramo e gli disse: ''Abramo!''. Rispose: ''Eccomi!''. Riprese: ''Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò''.
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose "Eccomi!". L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito".
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce".
Riflessione:
Pace a voi tutti, fratelli carissimi. Parleremo oggi di un brano tratto dal ventiduesimo capitolo della Genesi, nonché prima lettura della liturgia di questa domenica, 4 Marzo 2012. In tale passo Dio vuole mettere alla prova la fede di Abramo, dopo che in precedenza gli uomini che avevano vissuto in stretto contatto con il Signore non si erano di certo dimostrati, per così dire, fedeli (e tra questi ricordiamo Adamo [Genesi 3:1-17], Caino [Genesi 4:1-12] e Noè [Genesi 9:20-29]). Ed in questo caso la prova che sottopone Dio ad Abramo non era di certo cosa da niente: gli chiede di sacrificare il suo unico figlio, Isacco, che aveva avuto in vecchiaia e il quale doveva dare seguito alla sua discendenza, cosa molto importante a quel tempo e per la quale Abramo aveva aspettato tantissimi anni.
Il patriarca, per fede verso il Signore Dio che tanto l'aveva benedetto fino a quel momento e che gli aveva donato proprio Isacco, non si tira indietro e sta per eseguire l'ordine dato dall'angelo del Signore. Ma proprio in quel momento Dio, riconoscendo la fedeltà di Abramo, lo ferma e quest'ultimo, gli offre in sacrificio un ariete che si trovava lì vicino.
Quindi Dio gli promette una numerosa discendenza, discendenza che prenderà forma e sostanza a partire dai suoi discendenti Isacco e Giacobbe (proprio da Giacobbe infatti, secondo la tradizione, sono sorte tutte le tribù di Israele). Ma la vera discendenza di Abramo non è nient'altro che Gesù Cristo: Dio, per tenere fede alla promessa fatta al patriarca, ha fatto sì che suo Figlio Unigenito potesse nascere in mezzo al popolo nato dalla discendenza di Abramo e permettendo, da qui, che la salvezza raggiungesse ogni angolo della Terra. E non dimentichiamo che anche noi cristiani facciamo parte della discendenza numerosa "come le stelle del cielo" concessa ad Abramo!
In ultimo, volevo fare una piccola osservazione che, spero, possa servire ad avere ancora più fede in Dio. Abramo, uomo come noi, mise nelle mani del Signore la vita del suo unico figlio, Isacco, ed il Signore lo salvò e, anzi, lo riempì di benedizioni; Dio, meno di 2000 anni fa, mise nelle mani di noi uomini la vita del suo unico Figlio, Gesù Cristo, e l'abbiamo ucciso, appendendolo ad una croce dopo atroci sofferenze. E il senso di tutto ciò è confermato anche dalle parole del profeta Geremia:
«Maledetto l'uomo che confida nell'uomo,
che pone nella carne il suo sostegno
e dal Signore si allontana il suo cuore.
Benedetto l'uomo che confida nel Signore
e il Signore è sua fiducia» (Geremia 17, 5.7)
e del Salmo:
«È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell'uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti» (Salmo 117,8-9)
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15:37 netslash2010 in fede | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: dio, gesù cristo, signore, abramo, salvezza


