Chi non vuol lavorare, neppure mangi

gesu298.JPG+ Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (2Ts 3,7-12)
Fratelli, sapete come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace.

Riflessione
Sono molto contento di poter parlare, oggi, di questo brano proposto come seconda lettura nella liturgia odierna, perché in esso è concentrata l’essenza del vivere da cristiano! Non a caso noi ci diciamo cristiani, in quanto imitatori di Cristo e anche di tutti coloro che a loro volta lo hanno imitato, a cominciare dai suoi apostoli fino ad arrivare ai discepoli di ieri e di oggi, molti dei quali per il loro operato sono ovunque stati riconosciuti come Santi.
Ecco la parola chiave: OPERARE! Perché il cristiano non può essere pigro, non può evitare di fare il proprio dovere con la “scusa” che non ha voglia, o qualsiasi altra motivazione priva di senso. I cristiani non debbono nemmeno come si suol dire “campare di rendita” oppure impegnarsi “col freno a mano tirato”, per il semplice motivo che Gesù non ha fatto così. Anzi, da quello che ci viene detto nella Sacra Scrittura, Egli era instancabile: da quando ha cominciato la sua vita pubblica non si è mai fermato, andando di regione in regione a predicare e portando ovunque gli insegnamenti ricevuti direttamente dal Padre. E anche i Santi e i Martiri, li conosciamo come persone costantemente attive e impegnate per dare una buona testimonianza, e nessuno di loro, così come il loro Maestro, viveva nello sfarzo e nel lusso (Lc 22,35). Quante persone, nel giorno d’oggi sono sì operose, ma solo per accumulare ricchezza su ricchezza?
E, se le osservate vi rendete conto che, dopo aver raggiunto tale benessere economico, sembra che non si sazino mai, proprio perché la sola ricerca del guadagno (ancor di più a discapito del prossimo) sicuramente non porta alla felicità vera e propria (Sir 30,16). Quindi, impariamo ancor di più ad imitare Gesù Cristo dandoci da fare attivamente in quelli che sono i nostri doveri quotidiani, il tutto non per una sete egoistica di (soprav)vivere, ma per essere dei buoni testimoni della nostra fede, ponendo sempre un occhio attento e amorevole verso il prossimo, senza tirarci indietro quando c’è bisogno di sostenerlo o di annunciare la Parola del Signore, quando se ne presenti l’occasione opportuna.
Poi, chiunque non avrà svolto il proprio dovere o avrà operato male, renderà conto di questo direttamente davanti a Dio.

Chi non vuol lavorare, neppure mangiultima modifica: 2010-11-14T17:02:00+01:00da netslash2010
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Chi non vuol lavorare, neppure mangi

  1. Esatto fratello, bella riflessione ed è da notare l’uso che fai del “parallelismo biblico” facendo trapelare come ci sia un filo-conduttore in tutta la Parola di Dio! Bravo.

I commenti sono chiusi.