Adamo ed Eva e il “peccato originale”

fall10.jpg+ Dal libro della Genesi (Gen 3)
Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».
Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
Alla donna disse:
«Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà».
All’uomo disse:
«Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie
e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo
comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l’erba campestre.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!».
L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.
Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.
Il Signore Dio disse allora: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!». Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Riflessione:
Salve fratelli! Ho il piacere di parlarvi di uno dei brani più conosciuti (anche se a volte in maniera distorta o a mo’ di favoletta) dell’Antico Testamento. Vorrei premettere che esso, assieme ai primi capitoli della Genesi, ha valore simbolico, da non prendere alla lettera, per quanto riguarda la creazione del mondo. La scienza ha fonti e capacità migliori per spiegare il come sono avvenute le cose ai primordi della storia; la Bibbia, invece, non fa altro che dire chi è stato l’artefice di tutto, con immagini e figure facili da comprendere per i modi e gli usi di quando tali racconti sono stati ispirati e scritti.
Per quanto riguarda la presunta impossibilità di coesistenza tra fede e scienza, che molti erroneamente dichiarano, è lo stesso Galileo Galilei – che oltre ad essere scienziato era anche uomo di grande fede – ad esprimersi:
Mi par che nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie, (…) procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice de gli ordini di Dio”.
Inoltre diceva:
“Io qui direi quello che intesi da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado, ciò è l’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarci come si vada al cielo, e non come vada il cielo”.
Aperta e chiusa questa parentesi, torniamo al racconto bibblico. Nei primi versetti viene presentato l’impersonificazione del male e della tentazione, per cui è stata scelta la figura del serpente, animale che sin dall’antichità veniva usato come simbolo idolatrico. Egli si dimostra bugiardo sin dal principio, chiedendo con malizia: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”; infatti il Signore Dio non aveva detto così, ma aveva bensì detto ad Adamo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen 2, 16-17), comando con il quale lo avvisava non della conseguenza immediata dell’eventuale trasgressione, e cioè non che sarebbe morto masticando quel frutto, ma che prima o poi avrebbe provato l’esperienza della morte.
La donna si lascia tentare dal serpente per la voglia di assaggiarlo, vedendo che quel frutto “era buono da mangiare, gradevole agli occhi”, ma ancor di più perché era “desiderabile per acquistare saggezza”, e divenire come Dio; anche l’uomo cade in tentazione e mangia del frutto che gli presenta la donna. Da notare che, a differenza della credenza popolare, non si parla di nessuna mela a conferma del fatto che il racconto è prettamente simbolico, non fa riferimento ad un frutto realmente esistente, né c’è alcuna allusione a particolari trasgressioni operate dai due.
Il peccato originale, infatti, non è altro che la prima occasione in cui l’uomo non ha seguito il consiglio di Dio e facendo questo ha preferito, per così, dire scaricare la colpa, anziché assumersela: l’uomo l’ha scaricata sulla donna e quest’ultima, a sua volta, sul serpente. Non seguendo l’ordine del Signore Dio, l’uomo e la donna hanno perso il privilegio di stare concretamente in Sua compagnia (perché ci viene detto che “passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”, quindi era un’entità fisica) e sono andati incontro ad enormi sofferenza e ad una morte certa.
Ma Dio, nonostante il tradimento, non si dimentica dell’uomo e, come si vede nel seguito della Scrittura, continuerà ad assistere lui e la sua discendenza, e fa una cosa molto significativa ai fini della futura venuta del Cristo, dicendo al serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”, che è una chiara allusione alla donna per eccellenza, Maria, che con la sua docilità e mitezza ha permesso allo Spirito Santo di operare in lei e ha dato al mondo Gesù Cristo, il nuovo Adamo, che oltre a portarci la salvezza con i suoi insegnamenti, a differenza del primo uomo, è stato “obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Filippesi 2,8).

Adamo ed Eva e il “peccato originale”ultima modifica: 2010-11-29T18:39:00+01:00da netslash2010
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Un pensiero su “Adamo ed Eva e il “peccato originale”

  1. Nel farti i miei più sinceri complimenti per questa bellissima riflessione, ti dò un consiglio pubblico, dopo aver terminato il percorso di studi che stai facendo, ti consiglierei di iscriverti alla nostra facoltà di Teologia! Perchè seoi davvero bravo ed a tempo preso per “Passione” potresti davvero arricchirti maggiormente da rendere un servizio alla Chiesa e al vangelo inestimabile! TVB Fratè!

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