Il Signore è in mezzo a noi sì o no?

mose.jpg+ Dal libro dell’Esodo (Es 17,3-7)
In quel luogo dunque il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: “Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?”. Allora Mosè invocò l’aiuto del Signore, dicendo: “Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!”. 
Il Signore disse a Mosè: “Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e và! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”. Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele. 
Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”.

Riflessione:
Pace, fratelli cari e che la grazia di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi! Questo passo, prima lettura di domenica scorsa, 27 marzo 2011, è
tratto dal libro dell’Esodo, in cui si racconta come Dio attraverso la Sua grande potenza, ha liberato il popolo di Israele dalla terribile condizione di schiavitù in cui viveva nella terra d’Egitto, paese nel quale era sottoposto a maltrattamenti ed a durissimi lavori forzati (Es 1,8-14Es 2,11Es 2,23-24). Trattamento non meno duro è stato quello riservato ai grandi profeti così come ai primi cristiani e apostoli (At 7:59At 3,11-4,3At 12:4-5). Tutt’oggi non dimentichiamo che i seguaci di Cristo nel mondo continuano ad essere perseguitati, specie nel Medioriente e nei paesi in cui i gruppi di integralisti islamici sono molto numerosi, e spesso vengono fatte stragi di cristiani.
Ma Dio non si dimentica di noi, non si dimentica del suo popolo, e così come ha salvato e ha donato la vita eterna a suo Figlio unigenito Gesù Cristo, che era passato attraverso la flagellazione, gli insulti, le percosse ed, infine, l’agonia della croce, così salverà anche noi quando ci sentiamo “maltrattati”. Questi maltrattamenti non devono essere necessariamente fisici, come lo sono in maniera chiara per coloro che ho citato sopra, ma possono essere anche di altra natura, quando ad esempio veniamo attaccati noi o la nostra comunità, quale è la Chiesa, per ciò in cui crede o per come operano uno o più membri di essa stessa, cercando di screditarne l’operato o, talvolta, screditare l’esistenza di Dio stesso.
Ma come ci dice spesso Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”, per ricordarci di tenerci saldi a Lui e non arrenderci, perché prima o poi la ricompensa arriverà anche per noi.
Questa cosa dobbiamo tenere sempre presente, specie quando anche noi, come il popolo di Israele, cerchiamo nuove prove, nuovi segni da Dio. Infatti, come loro che, nonostante fossero stati liberati dalla schiavitù d’Egitto con veri e propri prodigi da parte di nostro Signore, continuavano a mormorare ed essere subito pronti a voltare le spalle alle prime difficoltà (come poteva essere la mancanza d’acqua per dissetarsi) non facciamo così anche noi quando, nonostante tutto quello che ci ha donato, continuiamo a lamentarci se qualcosa non va?
Fate bene attenzione: ciò non significa che in preghiera non dobbiamo sfogarci nel caso in cui stessimo passando un brutto momento, ma dobbiamo farlo nella maniera adeguata. Quindi, invece di mettere alla prova Dio, dubitando della sua presenza viva al nostro fianco, dobbiamo confidare sempre nel Santo aiuto dello Spirito Santo. Facendo ciò e ascoltando la parola di Gesù Cristo, resteremo nel suo amore.

Il Signore è in mezzo a noi sì o no?ultima modifica: 2011-03-29T12:11:07+02:00da netslash2010
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