Ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre

Cross.The.Passion.jpg+ Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 2,6-11)
Cristo Gesù, pur essendo nella forma di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Riflessione:
Pace a voi, fratelli, e buona domenica delle Palme! Questo passo, che la liturgia di oggi ci propone come seconda lettura, è breve ma molto intenso e pieno di significati. Appare chiaro, dalle parole di san Paolo, la caratterizzazione della figura di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Nella forma di Dio sappiamo benissimo in che modo si è mostrato (Mc 4,36-41Gv 11,27-45Gv 8,50-58Mt 28,4-6Mt 17,1-8), con manifestazioni gloriose e attraverso le sue opere, ma nonostante la sua uguaglianza con Dio, ciò non è stato per Lui un motivo per vantarsi davanti agli uomini (sebbene nessuno gli avrebbe vietato di farlo), bensì è stato per noi un Esempio di umiltà e di amore.
Gesù è stato un Maestro di umiltà, perché innumerevoli volte non ha sfruttato questo suo privilegio ma ha preferito la “strada più difficile”: è nato in una mangiatoia (Lc 2,4-7), come tutti gli uomini del tempo è stato battezzato nel Giordano (Mt 3,13-17Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo), si è fatto servo degli altri (Gv 13,3-6) ed ha donato la sua vita, pur essendo innocente, sulla croce come il peggior malfattore, dopo essere stato flagellato (Mt 27,26). Ed è da notare che i suoi insegnamenti non sono mai rimasti sul teorico, come spesso fanno i dotti ed i “maestri” di oggi e di ieri, bensì li ha messi sempre in pratica. In tal senso emblematica è l’affermazione:
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15,12-13), e morendo sulla croce per liberarci dal peccato, ci ha mostrato che verso di noi non poteva provare un amore più grande. E’ rimasto fedele persino all’insegnamento sull’amare i propri nemici (Mt 5:43-47), pregando per coloro che lo stavano crocifiggendo (Lc 23:34-35).
E tutto questo per dimostrarci che Dio ci è più vicino di quanto noi immaginiamo e che l’amore è più forte di tutto e di tutti, perfino della morte, essendo risuscitato al terzo giorno, evento che celebreremo tra poco, nel giorno della Santa Pasqua, dopo l’emozionante liturgia del Triduo pasquale.

Ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padreultima modifica: 2011-04-19T20:38:00+02:00da netslash2010
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