Referendum, è caos su voto italiani all’estero. De Magistris: “Occorre una valanga di SI”

de magistris, referendum, scalpore, ROMA – Riguardo al voto degli italiani all’estero, che hanno votato sul nucleare sulla base della vecchia formulazione del quesito, l’ultima parola la dirà la Cassazione. Non è possibile, infatti, ristampare le schede ‘grigie’, (quelle per il nucleare), per gli italiani all’estero, i quali, del resto, hanno già votato. Oggi, a nome del Viminale, ha parlato in proposito, durante il question time, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito. Mentre in Italia è in corso la stampa delle schede con il quesito sul nucleare, per i 3,2 milioni di elettori italiani all’estero, che hanno già votato, «impossibile procedere ad una nuova stampa delle schede con il nuovo quesito referendario», ha chiarito Vito. «Dopo la sentenza della Corte Costituzionale il ministero dell’Interno ha reso noto che sono in corso di stampa in tutto il Paese le schede referendarie di colore grigio con la nuova formulazione del quesito», ha spiegato il ministro. Invece, ogni decisione sulla validit… dei voti referendari già espressi dagli italiani all’estero «‚ riservata agli uffici competenti per legge». Per quanto riguarda il «voto degli italiani all’estero, spetta all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d’Appello di Roma» esaminare le schede, comprese quelle con il vecchio quesito, nella sede di Castelnuovo di Porto (Roma). 

Dopo lo scrutinio, che inizierà dalle ore 15 di lunedì 13 giugno contestualmente allo scrutinio in tutte le schede delle sezioni elettorali italiane, si manderà tutto il materiale scrutinato all’Ufficio centrale per i referendum della Cassazione che deciderà in merito. La questione, dunque, si porrà dopo il 13 giugno e si porrà, probabilmente, solo se i voti degli italiani all’estero saranno determinanti per il raggiungimento del quorum o il ribaltamento del risultato del referendum. Il ministro Vito oggi ha ricordato che agli italiani all’estero sono stati inviati dai consolati entro il 25 maggio i plichi con i quattro quesiti referendari, compreso quello con la vecchia formulazione, e che gli elettori hanno già votato entro il 2 giugno scorso. In ogni caso, questi plichi partiranno domani dai consolati con valigetta diplomatica diretti all’ufficio competente di Castelnuovo di Porto. Le schede dovranno arrivare entro le 16. Quelle che tarderanno saranno bruciate, come prevede la legge. E intanto non mancano le polemiche: «Bella risposta oggi al question time: invece di dare una soluzione al problema il Governo rimanda la decisione di validare o meno il terzo quesito per gli italiani all’estero, riconoscendo tale discrezionalità alla Commissione elettorale competente a Roma», ha commentato Aldo Di Biagio, deputato Fli. «Ma di fatto – ha proseguito – al di là della burocrazia e dei giochi di parole, il nostro caro Governo si vuole riservare fino all’ultimo la possibilità o meno di giocare anche su quel bacino di voti: se servono li riterrà validi, se invece non servono saranno annullati. Ancora una volta i cittadini all’estero vengono messi in mezzo solo se fa comodo»

DI PIETRO, ISTANZA A CASSAZIONE Un’istanza «a tre livelli», per chiedere che i circa tre milioni e duecento mila elettori italiani residenti all’estero non siano conteggiati ai fini del raggiungimento del quorum del referendum sul nucleare. Sarà presentata dal leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, all’ufficio centrale per i referendum presso la Corte di Cassazione. «Perchè gli italiani all’estero non hanno potuto esprimersi sul quesito sul nucleare così come riformulato il 6 giugno – spiega il leader Idv – ma possono fare la differenza per il raggiungimento del quorum. E non vorremmo che finissero cornuti e mazziati: non hanno potuto esprimersi e rischiano anche di essere decisivi per l’affossamento del referendum». Dunque, la richiesta di Di Pietro è che per il solo quesito sul nucleare, per il quale c’è stata una modifica in corsa della riformulazione, la Cassazione fissi un «quorum ridotto», calcolato solo sul numero degli italiani residenti nella Penisola. A questo scopo, l’istanza che l’Idv depositerà tra venerdì, giorno di chiusura della campagna elettorale, e lunedì alle 15, prima dell’inizio dello spoglio, si struttura in tre richieste alla Cassazione, l’una subordinata all’altra. La prima è quella di dichiarare l’esito della consultazione sul nucleare solo sulla base del ‘quorum ridottò. La seconda, qualora la Cassazione non si ritenesse titolare di questo potere, è quella di sospendere la proclamazione dei risultati e sollevare davanti alla Corte Costituzionale una questione di legittimità della legge sui referendum, nella parte in cui non prevede per la Suprema Corte il potere di calcolare un quorum di validità ridotto nel caso in cui non tutti i cittadini siano stati messi in condizione di votare. Infine, come «extrema ratio», Di Pietro spiega che l’Idv, in quanto comitato promotore del referendum, si riserva la possibilità di sollevare essa stessa un conflitto d’attribuzione davanti alla Consulta. Sarebbe un «abuso di potere» dell’esecutivo verso gli elettori, infatti, non aver permesso a tutti di esprimere effettivamente il voto

DE MAGISTRIS: “SERVE UNA VALANGA DI SÌ” «Le battaglie sul nucleare, sull’acqua e sul legittimo impedimento non hanno colore politico, mi auguro che tutti i cittadini italiani che hanno a cuore la salute e i beni comuni vadano a votare». Così il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che stasera ha preso parte ad una ‘catena umanà organizzata dal WWF e da Greenpeace nel capoluogo campano per il sì al referendum. «L’acqua è un bene comune – ha detto il sindaco – con noi sarà sempre pubblica, faremo anche un assessorato ai beni comuni perchè abbiamo anche il mare da tutelare e l’aria, dobbiamo aprire una grande stagione dei beni comuni che non devono essere privatizzati e al servizio di multinazionali e di vuole fare profitto». «Il legittimo impedimento è un obbrobrio giuridico – aggiunge – la legge è uguale per tutti senza differenze; una legge, quella del legittimo impedimento, che va cancellata dall’ordinamento giuridico. Domenica e lunedì ci vuole una valanga di si».

Fonte: Leggo.it

Referendum, è caos su voto italiani all’estero. De Magistris: “Occorre una valanga di SI”ultima modifica: 2011-06-08T21:24:50+02:00da netslash2010
Reposta per primo quest’articolo