«Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?»

siracide, signore, gesù cristo, dio, 11 settembreDal libro del Siracide (Sir 27,30 – 28,7)
Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, chi espierà per i suoi peccati?
Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

Riflessione:
Salve fratelli e buona domenica a tutti voi! Questo passo, prima lettura della liturgia di oggi, è tratto dal libro del Siracide, il quale fa parte tra i libri sapienziali dell’Antico Testamento. 
Già da qui si capisce come nostro Signore non sia favorevole alla legge del taglione (il cui scopo più che offrire uno stile di vita era quello di dare un freno all’immoralità che imperava nel tempo in cui fu promulgata), bensì, come ci ricorda pure il Vangelo di oggi, ci dice:

Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.” (Lc 6,37)

Poi la cosa che più colpisce leggendo questo passo del Siracide è che inevitabilmente ti fa guardare dentro, e ti fa pensare allo stato d’animo che hai provato (o che provi) pensando ad una situazione che ha generato la tua ira o ad una persona che, con il suo modo di fare, ti ha potuto ferire, suscitando la tua collera o rancore nei suoi confronti.
È vero che molto spesso è difficile perdonare, ma possiamo affermare con tranquillità che un tale stato d’animo non influisce minimamente sul nostro “quieto vivere”? Possiamo dire che tutto nella nostra vita scorre serenamente se proviamo un sentimento simile nei confronti di una persona che conosciamo o se magari ci siamo allontanati da una persona a cui volevamo bene a causa di qualche dissapore di troppo?

Tutto questo per dire che non dobbiamo leggere necessariamente tali parole come una condanna, ossia non dobbiamo perdonare solo per il timore di essere “puniti” da Dio. Piuttosto Dio ci ama e ci conosce a tal punto (e certamente meglio di quanto noi stessi ci conosciamo!) da sapere che provare odio, rancore, ira verso qualcuno non ci giova, non ci fa vivere bene. E ci offre una soluzione: la strada del perdono, della misericorda, dell’amore, affinché noi, grazie al sostegno di nostro Signore Gesù Cristo, riusciamo a guardare il mondo con occhi nuovi.
Proprio perché poche persone oggi giorno si sforzano di operare in questa direzione che esistono fenomeni quali guerre, violenze, omicidi, forme di razzismo, odio tra popoli e/o culture differenti, e come diceva San Giacomo Apostolo nella sua lettera:

“Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?” (Giacomo 4,1)

non dimenticando che proprio tali passioni sono state la causa di uno degli avvenimenti più tristi della storia contemporanea che commemoriamo nella giornata di oggi, a 10 anni da quell’11 Settembre 2001 in cui tante persone innocenti persero la loro vita.

«Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?»ultima modifica: 2011-09-11T21:21:00+02:00da netslash2010
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