«Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»

gesù cristo, dio, signore, parabola, superbia+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”.

Riflessione:
Salve fratelli e che la pace di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, possa scendere su di voi e possa accompagnarvi sempre! La liturgia di oggi, Domenica 18 Settembre 2011, ci propone questa parabola tratta dal ventesimo capitolo del Vangelo secondo Matteo.
Come abbiamo già potuto leggere sopra, essa parla di un padrone di casa che esce a varie ore della giornata (fino all’ultima ora prima del termine della giornata lavorativa) per andare in cerca di persone disoccupate a cui affidare il compito di lavorare la propria vigna. Arriva la sera ed arriva anche il momento della paga per tutti gli operai ed ognuno di loro, sia quelli che avevano lavorato tutto il giorno sia quelli che avevano lavorato per una sola ora, riceve un denaro.
Al leggere un simile modo di comportarsi e paragonandolo al modo di operare del Signore, alla maggior parte delle persone viene da pensare: ma allora il nostro Dio è un Dio ingiusto, che non “rende a ciascuno secondo le sue azioni”?
Ma facciamo bene attenzione: questa parabola ha un duplice scopo, in quanto contiene un utile messaggio sia per coloro che credono in Lui e sia per le persone che sono ancora “insicure” dal punto di vista della fede. Infatti, a quest’ultimi serve per capire che Dio è talmente misericordioso, prova così tanto amore per tutte le sue creature, che non si rifiuta mai di accoglierle, nemmeno alle persone che per una vita intera sono state “lontane” da Lui e dai suoi comandamenti. Quindi, in parole povere, non è mai troppo tardi per convertirsi! 
Inoltre, tale parabola vuole essere un insegnamento anche per noi suoi fedeli, affinché impariamo ad operare il bene nella maniera più gratuita possibile, senza aspettarci nulla in cambio. Questo perché, anche quando sentiamo che stiamo facendo la volontà di Dio, non diventiamo superbi, ponendoci al di sopra degli altri o facendo paragoni tra il nostro modo di vivere e quello dei nostri fratelli, così come fanno gli operai “a tempo pieno” nella parabola.
La superbia, il sentirsi migliori degli altri è sempre un atteggiamento che noi cristiani dobbiamo evitare con tutte le nostre forze; perfino un grande apostolo di Gesù Cristo, quale era San Paolo, ha rischiato di farsi tentare da questa forma di peccato, e ce lo racconta nella seconda lettera ai Corinzi:

“Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.
Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me.
Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.” (2Corinzi 12,6-10, per approfondimenti leggi pure Chi si vanta si vanti nel Signore)

Quindi, fratelli, alla luce di questi fatti ci appaiono più chiare le parole di questa parabola. L’amore che ci chiede nostro Signore Gesù Cristo deve andare al di là delle differenze che inevitabilmente ci sono tra noi uomini ed anche al di là perfino delle opere e del modo con cui esse vengono compiute. Anzi, dobbiamo essere noi per primi, suoi testimoni, a favorire l’avvicinamento di nuovi operai per la sua vigna, ma non allo scopo di essere premiati… Per amore, solo per amore. E deve essere questa la ricompensa più grande!
Rendiamo sempre grazie a Dio per la sua immensa misericordia, sia nei confronti dei nostri fratelli che da poco si stanno accostando alla sua Parola, sia nei confronti nostri, suoi fedeli ma comunque peccatori ed immeritevoli di tutto ciò che Egli ci ha donato e ci continua a donare.

«Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»ultima modifica: 2011-09-18T16:00:00+02:00da netslash2010
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