Capitano De Falco: “Ho fatto solo il mio dovere. Dal tono ho capito che Schettino mentiva”

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Il capitano De Falco passerà alla storia per questa frase intimata al telefono, all’1,46 di sabato mattina: «Vada a bordo! È un ordine… Cosa vuole fare? Vuole andare a casa? Guardi Schettino che lei forse si è salvato dal mare, ma io le porto veramente male. Io le faccio passare dei guai… Vada a bordo! Lei ora torna sulla prua della nave tramite la biscagina, e mi dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cosa hanno bisogno. Ora!». Alla stessa ora, dall’altra parte del telefono, il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino bofonchiava mezze frasi imbarazzanti, nella notte della tragedia: «Capitano, si rende conto che è buio e che qui non vediamo niente…».

Troppo facile, adesso. Il confronto così stridente. Il capitano Gregorio De Falco è già diventato come Simone Farina, il calciatore che non si è venduto nel marasma del calcioscommesse. Un esempio. L’incarnazione di un agognato e rapido riscatto collettivo. Ma il bello è che anche lui, come il terzino del Gubbio, preferirebbe non parlare. Non si celebra la normalità. «Non è il momento di fare interviste – dice De Falco – e poi ci sono ancora dei corpi da recuperare…». Dopo la Laurea a Milano, è stato in servizio a Mazara del Vallo, poi a Santa Margherita Ligure. Ha 46 anni, da cinque è a Livorno. Ha due figlie, Maria Rosaria e Carla. Adora andare in moto. «Ma ancora di più ama il suo mestiere. Davvero. C’è sempre. È un collega estremamente benvoluto e disponibile» dice il comandante di Livorno, Francesco Paolillo. Adesso, però, gli si chiede una disponibilità forse eccessiva.

Tutte le testate italiane lo stanno cercando e lo riveriscono. Il capitano De Falco riceve un milione di telefonate, scarica due volte il cellulare. Ogni tanto, per esasperazione, dice mezze frasi: «Sabato notte in sala operativa eravamo in cinque, la squadra migliore che potessi avere. Ciononostante non è bastato…». Oppure: «Si sentiva dalla voce che il capitano della Concordia non era sincero. Ma non è la prima volta che un comandante in difficoltà cerca di sminuire la situazione». C’è stato un momento in cui le cose potevano ancora cambiare. Ed era proprio in mezzo a quelle frasi concitate, mentre un capitano abbandonava la nave e l’altro lo richiamava all’ordine. Forse lì potevano essere salvate altre vite. A questo pensa il capitano De Falco. E ci pensa con tormento. Mentre vogliono trascinarlo in diretta tv. «Siamo qui con le telecamere, se non c’è De Falco non si fa niente…».

Vogliono sentire ancora quella voce autorevole, vagamente paterna. Tutti lo cercano e chiedono ragioni. «Non ci sono divieti da parte nostra – spiega il comandante di vascello Vittorio Alessandro – è proprio lui che preferirebbe evitare». Il comandante Alessandro è un ufficiale estremamente colto e gentile, già conosciuto nelle notti tragiche di Lampedusa. Si occupa della comunicazione della Guardia Costiera. E del capitano De Falco, dice: «Non lo conoscevo personalmente. Ma in questi giorni ci siamo sentiti spesso. Mi è piaciuto molto. È davvero arrabbiato. Davvero non vuole parlare perché ritiene di aver fatto niente di eccezionale».
Sì, ma poi si sa come vanno le cose. È molto probabile che presto, molto presto, «il capitano buono» dovrà cedere alle pressioni. E non sono a quelle mediatiche. Dovrà mettere la sua faccia per riscattare la nazione. Gli assegneranno il compito di restituire l’onore a chi va per mare, e lui lo assolverà come ha sempre fatto. Ma se è vero quello che raccontano del capitano De Falco, sappiate che questo è l’unico ordine a cui avrebbe preferito ammutinarsi.

Fonte: La Stampa

Capitano De Falco: “Ho fatto solo il mio dovere. Dal tono ho capito che Schettino mentiva”ultima modifica: 2012-01-18T10:33:00+01:00da netslash2010
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