«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto»

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,14-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: ”Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.

Riflessione:
Salve a voi tutti, fratelli miei, e che la pace di Gesù Cristo sia con voi! In questa IV domenica di Quaresima ci viene presentato questo brano tratto dal Vangelo secondo Giovanni. In esso Gesù si rivolge a Nicodemo, ma questa parola non è rivolta solo a lui ma vale un po’ per tutti noi; per dare un’immagine ed un senso alla sua prossima crocifissione (che rappresentava ancora un mistero per i discepoli e gli apostoli stessi, basti leggere Mc 9,31-32, Lc 9,44-45, Lc 18,31-34), Cristo cita un episodio avvenuto nel deserto, in cui è presente la figura di Mosè:

“Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.” (Numeri 21,6-9)

Quindi, allo stesso modo in cui gli Israeliti che avevano avuto fede nella parola del Signore e guardando il serpente, pur essendo morsi restavano in vita, anche chi guarderà il Figlio dell’uomo, ossia Gesù, che viene innalzato sulla croce e crederà nelle sue parole, risorgerà a vita nuova insieme a Lui! E questa cosa vale ancora oggi a maggior ragione per noi che non abbiamo avuto la grazia, come l’hanno avuta gli apostoli, di assistere alle sue opere, alla sua morte e resurrezione.

Ma purtroppo ci sono ancora molte persone per le quali Gesù Cristo è una figura scomoda, in quanto, oltre a portare la salvezza per le persone sofferenti e bisognose di guarigione (fisica e spirituale si intende), è venuto a condannare le opere malvagie, le azioni compiute senza amore verso il prossimo, anzi spesso a discapito di quest’ultimo per sete di potere, denaro e vanagloria. Questi sono gli uomini che “hanno amato più le tenebre che la luce”. 

Facciamo quindi attenzione a queste persone, perché sono presenti oggi più di ieri, e stiamo attenti a non farci affascinare dal loro modo di fare, perché il loro intento è quello di togliere Dio e Gesù dalla nostra vita e dalla nostra società. Ma tali persone facciano attenzione esse stesse, perché “chi cammina nelle tenebre non sa dove va” (Gv 12,30-35)

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto»ultima modifica: 2012-03-18T14:26:00+01:00da netslash2010
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