«Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto»

gesù cristo, signore, dio, amore

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ”Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

Riflessione:
Salve fratelli e buona domenica a voi tutti! Nel Vangelo di oggi (un po’ come in quello della settimana scorsa dove era affiorata l’immagine del buon pastore) ci specifica la relazione che c’è (e deve esserci) tra Lui e noi, suoi fedeli. Egli è la vera vite e noi siamo i tralci: possiamo portare frutto solo se rimaniamo in Lui.

Quante volte noi ci capita di crederci autosufficienti, di poterci “bastare” da soli, adoperando le uniche nostre forze? Poi magari basta una piccolezza, un minimo ostacolo, per far crollare tutte le nostre convinzioni e farci sentire quasi inutili, incapaci di nulla… Questo è l’uomo quando crede di poter fare a meno di Dio, niente più e niente meno di una foglia secca trascinata dal vento, incapace di governarlo e di andare dove vuole. Per questo Gesù ci dice a chiare parole: “senza di me non potete far nulla”! Se invece ci intestardiamo, credendo di poter fare tutto con le nostre forze senza alzare lo sguardo al cielo, non faremo altro che scontrarci giorno dopo giorno con la realtà e, di conseguenza, con i nostri limiti, i quali affiorano alla prima difficoltà. E, così facendo, finiremo non solo col non dare frutto ma anche col seccare per poi finire nel fuoco: l’agricoltore che cosa se ne fa di un’ammasso di foglie secche?

Invece, rimanendo in Cristo e confidando nel suo supporto, seppur in mezzo a mille difficoltà da superare (che non sono altro che le “potature” per renderci più forti), non seccheremo mai e daremo il frutto che il nostro Padre Celeste si aspetta:

«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!». (Marco 4, 3-9)

«Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto»ultima modifica: 2012-05-06T20:17:00+02:00da netslash2010
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