«Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità»

amore, dio, gesù cristo, signore, paolo, Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (Ef 4,30-5,2)
Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione.
Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.

Riflessione:
Salve fratelli che la pace di Cristo, l’amore di Dio Padre e la grazia dello Spirito Santo siano con tutti voi. Questa domenica ho scelto di proporvi questo passo fondamentalmente per la praticità del contenuto: Paolo non fa tanti giri di parole né utilizza figure particolari ma preferisce rivolgersi ai fratelli di Efeso (e a tutti noi) andando all’essenziale.

Il primo invito è quello di evitare di rattristare lo Spirito Santo, sottolineando ancora una volta la personalità di quest’ultimo. E come possiamo fare a non rattristare lo Spirito Santo? Al verso successivo ci dà la ricetta semplice semplice:

Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità“.

Quante volte osservando il mondo che ci circonda notiamo asprezza per non dire odio, parole pungenti che le persone si rivolgono, parole cariche di invidia, collera e disprezzo molte volte in maniera ingiustificata; e spessissimo si eccede in pettegolezzi, discorsi inutili e dannosi per l’anima ma anche per la mente, in quel puntare il dito che non fa altro che innalzarci rispetto agli altri, riempiendoci di superbia. E la cosa che fa più male è che talvolta tali comportamenti vengono assunti all’interno della stessa Chiesa, di quel popolo di Dio che dovrebbe piuttosto amare sia i fratelli sia quelli non facenti parte delle persone che si sono messe alla sequela di Cristo.

Per questo Gesù nel Vangelo di oggi ci ha detto:

Io sono il pane della vita. Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia“.

Coloro che si nutrono veramente di Lui, le persone che lo portano sempre dentro di sé non hanno posto per tutte quelle cose negative che ho citato in precedenza ma, come ci dice l’apostolo, sono disposti ad essere “benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo“.

Ricordiamo che noi in primo luogo siamo stati perdonati da Dio senza che ce lo meritassimo, Lui che è stato disposto a far andare sulla croce Suo Figlio Unigenito per noi, per la nostra salvezza. E questo debito, in un certo senso, che abbiamo dobbiamo sforzarci di estinguerlo (anche se non del tutto) amando il prossimo.

Nella parte finale, l’apostolo Paolo ci esorta: “Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità” e ci viene subito in mente un altro invito fatto dallo stesso Paolo: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1Corinzi 11,1). Quindi, ci potrebbe venire spontaneo chiederci: “dobbiamo essere imitatori di Dio o di Cristo?”. 

Beh, non c’è una differenza sostanziale. L’importante è fare la volontà del Padre nostro, come ci ricorda Gesù:

Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre»“.

«Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità»ultima modifica: 2012-08-12T14:38:44+02:00da netslash2010
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