«Come può costui darci la sua carne da mangiare?»

dio, gesù cristo, signore, preghiera, amore+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Riflessione:
Salve a tutti, fratelli cari, e pace a voi nel Signore Gesù. Questa domenica ritroviamo un passo del Vangelo di Giovanni, nel quale Cristo afferma di essere “il pane vivo, disceso dal cielo” e che il pane è la sua “carne per la vita del mondo”.

La reazione dei Giudei, che stavano in ascolto dei suoi insegnamenti, è incredulità. La stessa incredulità di cui è dipinto il volto di moltissime persone oggi, quando si parla delle opere di Dio o quando si annuncia il Vangelo di Gesù. Incredulità che molte volte si respira anche tra gli stessi fedeli, che stanno continuamente in attesa di segni prima di rendersi operosi nella maniera in cui ci è stato insegnato (Gv 13,34).

Cibarsi della carne di Cristo e bere il Suo sangue, significa sì partecipare con una certa frequenza al banchetto eucaristico che si celebra nella liturgia, ma vuol dire anche nutrirci continuamente del Signore e della Sua parola. Così come più volte durante il giorno ci cibiamo delle pietanze che imbandiscono le nostre tavole (e talvolta, forse, anche troppo rispetto a quello che è il nostro fabbisogno alimentare), allo stesso modo dobbiamo alimentarci di Cristo.  

Ciò lo possiamo fare solo mettendo da parte i nostri egoismi e le nostre ansie, e lasciare quella buona dose di silenzio per fare in modo da comprendere quali sono le nostre mancanze (Gal 6,1-5), cosa Dio ci chiede e come fare il possibile per compierlo nel nostro piccolo. E perseverando (Mat 26,41Col 4,2-6), sia nelle opere che nell’esercizio della nostra spiritualità (anche quando ci sembra che il mondo ci remi contro), che le nostre piccolezze diventeranno grandi cose sotto l’azione della grazia di Dio.

«Come può costui darci la sua carne da mangiare?»ultima modifica: 2012-08-19T13:49:02+02:00da netslash2010
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