L’ONU e l’OMS ringraziano la Chiesa per l’impegno contro l’HIV in Africa

chiesa, aids, Verso fine maggio 2012 si è svolto in Vaticano il Convegno internazionale sul tema “La Centralità della persona nella prevenzione e nel trattamento dell’Hiv/Aids: esplorando le nuove frontiere”. All’appuntamento, aperto dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha partecipato anche Michael Sidibé, segretario generale aggiunto dell’ONU e direttore esecutivo di UnAids, il quale ha risposto in un’intervista per Radio Vaticana ad una domanda in cui gli sono state sottoposte le critiche che talvolta la Chiesa cattolica riceve per la sua posizione contraria al condom come “panacea di tutti i mali”, e che molti scambiano come un inno alla diffusione dell’HIV tra gli africani.

Sibidé ha risposto: «io penso che vi siano ambiti molto vasti sui quali siamo in accordo: non abbiamo che qualche disaccordo. Credo che la Chiesa Cattolica faccia uno sforzo enorme per battersi contro la stigmatizzazione, la discriminazione ecc. I servizi comunitari che esistono – i più decentralizzati – sono i servizi che raggiungono le famiglie e che permettono loro di avere accesso alle informazioni per proteggersi e contribuiscono anche – giustamente – a consolidare questo concetto di famiglia, che è indispensabile ancor di più se ci si trova in situazione di povertà».

Continui, d’altra parte, sono gli appelli di Papa Benedetto XVI perché ai malati di Aids vengano concesse cure gratuite, come ha chiesto diverse volte anche il card. Tarcisio Bertone. Concreto è l’impegno dei cattolici in Africa, come dimostra la recente premiazione da parte dello University College di Cork, e in precedenza dall’Università di Harvard, di Suor Miriam Duggan, autrice di un innovativo ed efficace programma di lotta all’epidemia dell’HIV realizzato in Uganda (senza l’uso del condom). Abbiamo anche ricordato come nei Paesi africani a maggioranza cattolica vi sia un più basso tasso di AIDS.

In un’altra occasione, mons. José L. Redrado Marchite, Segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari ha ricordato che «in molte regioni dell’Africa subsahariana, in particolare nelle zone più remote e dove il reddito medio è particolarmente basso, gli unici a fornire le terapie antiretrovirali e ad intervenire in favore delle vittime indirette sono proprio i dispensari ed i presidi medici appartenenti a congregazioni, ordini ed istituti religiosi nonché ad alcune ong di matrice cristiana».

Tutto questo è stato confermato durante un incontro, intitolato  “HIV, l’epidemia dimenticata”, svoltosi all’interno del “Meeting per l’amicizia dei popoli”, la nota kermesse riminese, a cui hanno partecipato diverse figure di grande prestigio internazionale, dedicate a questa terribile piaga. Come si può osservare dal filmato qui sotto, si è a lungo parlato di AIDS e della situazione africana. In particolare il dott. Carlo Federico Perno, Docente di Virologia all’Università di Roma Tor Vergata, ha ribadito l’estrema necessità di combattere questa dura lotta attraverso il cambiamento dei comportamenti sessuali e non tanto con l’utilizzo e la massiccia distribuzione di soluzioni tecniche, come aveva già ribadito in precedenza. Verso la fine dell’incontro i relatori hanno anche affrontato il contributo della Chiesa Cattolica, attraverso le cosiddette “Faith based organization”.

Il dott. Alberto Piatti, Segretario Generale della Fondazione AVSI e moderatore dell’incontro, ha citato alcuni dati, rivelando che l’accesso ai servizi primari sanitari in Africa, per più del 50% è garantito da ospedali missionari, e nonostante questo il “Fondo globale” per le malattie ha erogato fino a oggi, dal 2002, soltanto 541 milioni di dollari alle “Faith based organization”, su un totale di 22,6 miliardi di dollari erogati complessivamente. Paul De Lay, direttore esecutivo di UNAIDS (il programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV), ha spiegato di collaborare anche con la Caritas, affermando: «le comunità confessionali e la religione hanno un ruolo importantissimo oltre l’erogazione dei servizi, rappresentano la fonte di tanta prevenzione, assistenza e servizi di supporto. Credo sia importante sottolineare questi ruoli della religione nella vita di questa gente che viene toccata dall’epidemia». Inoltre, ha continuato, queste organizzazioni «hanno un ruolo importantissimo nel ridurre lo stigma e la discriminazione». L’AIDS, infatti, non è soltanto un problema di salute, non si può trattarlo soltanto come un problema sanitario, «e qui entra in gioco anche la fede e le organizzazioni religiose, infatti i modelli di trattamento basati sulla comunità sono molto più efficaci di quelli basati soltanto su un approccio puramente sanitario».

Anche il Direttore regionale per l’Africa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, Luis Gomes Sambo, ha dedicato parole nel suo intervento per «riconoscere ed apprezzare fortemente il ruolo e l’impegno del “Consiglio Pontifico degli operatori sanitari” del Vaticano e tutta la loro rete di strutture sanitarie presenti in Africa, riescono infatti a svolgere dei servizi preventivi e di trattamento per l’HIV e soprattutto mostrano compassione per coloro che sono colpiti e soffrono». Ma perché tutto questo impegno da parte dei cattolici, si è domandato il dott. Piatti concludendo l’incontro. Perché «desideriamo rispondere al bisogno di queste persone fino in fondo, riconoscendo in loro, come in noi stessi, ”l’innata dignità” -citando le parole del Papa- dovuta dal rapporto con il Creatore».

Fonte: UCCR

L’ONU e l’OMS ringraziano la Chiesa per l’impegno contro l’HIV in Africaultima modifica: 2012-10-05T19:41:39+02:00da netslash2010
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