«A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»

gesù cristo, signore, dio, vergine maria, giovanni il battista, natale+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Riflessione:
Salve a tutti, fratelli cari! In questa domenica ormai alle porte del Santo Natale incontriamo questo famoso passo in cui la Vergine Maria va a fare visita a sua cugina Elisabetta, che era incinta (e da lì a poco darà alla luce Giovanni il Battista, colui che preparerà la strada per la venuta del Cristo).

Elisabetta, insieme a suo figlio nel grembo, è stata la prima a riconoscere ed a gioire per la salvezza che stava per venire al mondo per mezzo di sua cugina Maria. Gesù è venuto per sconfiggere una volta e per sempre il peccato che dalla notte dei tempi rende l’uomo inquieto. L’uomo che accoglie Gesù nel proprio cuore, così come ha fatto Maria, sa che qualsiasi cosa negativa o dolorosa possa capitargli nella vita (Gv 16,33), ha sempre Qualcuno che lo sostiene e che dà senso alla propria esistenza (Mat 5,1-12).

Così come per la morte, vista sempre dagli uomini come un’ultima tappa oltre la quale c’è un abisso di mistero ed angoscia: Gesù ci ha dimostrato, con la sua resurrezione, che la morte non ha l’ultima parola sulla vita (Atti 2,22-24), ma che quest’ultima non cessa dopo la vita terrena e siamo tutti chiamati alla gioia eterna.

Questo dovrebbe veramente riempirci di felicità in questo Natale che viene. Non i vari regali, le feste, le abbuffate, le serate in compagnia dei nostri cari, le quali sono anche cose che, entro certi limiti, non fanno di certo male alla nostra anima. Ma se le mettiamo al primo posto, dimenticandoci il senso di quel Bambino che nacque in una mangiatoia a Bethlem, allora Natale diventa solo un pretesto per fare baldoria, così… senza motivo.

Per questo, fratelli e sorelle, preghiamo il nostro Padre celeste affinché, benedicendo noi ed i nostri cari, ci aiuti a vivere queste festività, che stanno per arrivare, tenendo vivo nel nostro cuore e nella nostra mente che Gesù è il centro della nostra gioia e che senza di Lui non siamo nient’altro che cenere spazzata dal vento.

«A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»ultima modifica: 2012-12-23T17:30:00+01:00da netslash2010
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