“Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”.

isaia, dio, gesù cristo, signore, salvezza, + Dal libro del profeta Isaia (Is 6,1-2a.3-8)
Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: “Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria”.
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti”.
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato”.
Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”.

Riflessione:
Salve a tutti e buona domenica, fratelli carissimi. Quest’oggi ci troviamo di fronte, nell’ambito della prima lettura odierna, ad un estratto del sesto capitolo del libro del profeta Isaia. Prima di parlare nello specifico del passo in questione, mi sembra doveroso fare una piccola introduzione che ci faccia meglio comprendere il contesto di riferimento.

Il libro del profeta Isaia fa parte (sia nel canone ebraico che in quello cristiano) dei libri profetici. In generale il profetismo è un fenomeno presente in diverse religioni, mediante il quale una persona è investita della missione di parlare a nome di un essere soprannaturale manifestandone i voleri, eventualmente anche preannunciando avvenimenti futuri. Per ciò che riguarda il popolo di Israele, i profeti rappresentavano lo strumento principale attraverso il quale Jahvè (che si rendeva manifesto ai suoi prescelti mediante un’esperienza viva e concreta) comunica col suo popolo, lo guida e lo richiama. Quest’ultimo aspetto è molto marcato in Isaia, nel quale a più riprese viene evidenziata e condannata l’infedeltà di Israele nei confronti di Dio, e l’ipocrisia con cui veniva esercitato il culto.

In questo passo, nella fattispecie, si parla della vocazione di Isaia, ossia dell’esperienza di Dio che il profeta vive prima di iniziare la propria missione di comunicare al popolo le parole che il Signore Jahvè stesso gli aveva confidato. L’eccomi di Isaia, che ci fa venire in mente quello di Maria, ci fa riflettere su quanto è importante, per essere veramente ed autenticamente servi del Signore, accettare la sua volontà (anche quando ci sembra incomprensibile) e rendersi disponibilmente suoi strumenti; ed è ben chiaro che non solo pochi “eletti” ma ogni cristiano che si ritenga tale è invitato a seguire questo modello, e soprattutto cercando di incarnare nella propria vita quelli che sono gli insegnamenti che ci sono dati dalla Chiesa, in particolar modo dalla Bibbia, la Parola di Dio. Il tutto, ovviamente, invocando quotidianamente il supporto dello Spirito Santo e cercando di instaurare e coltivare, mediante la preghiera, il rapporto che ci lega a Cristo sin da quando abbiamo ricevuto il sacramento del Battesimo.

“Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”.ultima modifica: 2013-02-10T19:22:45+01:00da netslash2010
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